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Sulla pelle viva : il caso Vajont

Vajont Sulla pelle viva : le immagini della tragedia

“Sulla Pelle Viva” Come si costruisce una catastrofe. Il caso Vajont. Di Tina Merlin.

“Sulla Pelle Viva” Come si costruisce una catastrofe. Il caso Vajont. Di Tina Merlin.

L’anniversario della tragedia del Vajont. Cinquantatré anni fa duemila persone persero la vita

Oggi ricorre l’anniversario della tragedia del Vajont. Cinquantatré anni fa duemila persone persero la vita a causa di un’onda generatasi in un bacino artificiale. Un’intera montagna crollò nel lago e l’acqua tracimò abbattendosi sulla valle e spazzando via un intero paese, Longarone. Una giornalista, Tina Merlin, per anni aveva condotto inchieste sulle pagine del suo giornale, l’Unità. Aveva denunciato inutilmente i rischi connessi alla realizzazione dell’opera. Poi una notte, ciò che poteva essere evitato, grazie a perizie, studi e dati scientifici accadde:

Sono le 22.39. Un lampo accecante, un pauroso boato. Il Toc frana nel lago

…e la gente adesso, è tutta nei bar a guardare la televisione. Sono ancora pochissimi i televisori privati, e in eurovisione c’è la partita di calcio Real Madrid-Rangers di Glasgow. Due squadre molto forti, una partita da non perdere. E infatti molta gente è scesa dalle frazioni a Longarone, e anche da altri paesi della valle, per godersi lo spettacolo nei bar. … Sono le 22.39. Un lampo accecante, un pauroso boato. Il Toc frana nel lago sollevando una paurosa ondata d’acqua. Questa si alza terribile centinai di metri sopra le diga, tracima, piomba di schianto sull’abitato di Longarone, spazzandolo via dalla faccia della terra. A monte della diga un’altra ondata impazzisce violenta da un lato all’altro della valle, risucchiando dentro il lago i villaggi di San Martino e Spesse. La storia del “grande Vajont”, durata vent’anni, si conclude in tre minuti di apocalisse, con l’olocausto di duemila vittime.

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Era il 1983 quando Tina Merlin decise di scrivere questo libro “Sulla Pelle Viva”

Era il 1983 quando Tina Merlin decise di scrivere questo libro “Sulla Pelle Viva”. Lo fece perché dopo quella sera iniziò un’altra vicenda: quella per ristabilire la verità e per non dimenticare. Dice l’autrice del libro. “Ho un debito verso gli Ertani (Erto è uno dei paesi interessati insieme a Casso e Longarone dalla tragedia): raccontare la loro storia. Oggi, dopo vent’anni in cui l’Italia e gli Italiani sono stati offesi e umiliati, tiranneggiati, uccisi in mille altre maniere, forse questa storia sembrerà una delle tante “casualmente” accadute. Forse più “pulita” di quelle che accadono oggi. Ma non è così. Assomiglia molto a quelle di oggi. È contrassegnata dallo stesso marchio: il potere. E dall’uso che ne fanno le classi politiche e sociali che lo detengono”.

Un paese che voleva dimenticare

Erano gli anni ottanta, gli anni in cui si guardava al futuro e si voleva dimenticare il passato. Il paese si lasciava alle spalle il terrorismo, la crisi e poteva aspirare a diventare una nazione tra le prime al mondo. Ma la coscienza di Tina Merlin non voleva accettare questo fatto. Lei, che negli anni che precedettero la tragedia, da sola contro tutti, dalle pagine dell’Unità, denunciava inascoltata i fatti. Lei che non fu fermata nella sua battaglia nemmeno da un processo in cui poi venne assolta.

Una storia di potere

E in questa storia c’è tutto : i poteri forti, la mancanza di controlli da parte di chi doveva, poteva ma non voleva controllare. La ricerca del profitto a tutti i costi. La complicità di tanti organi dello stato. I silenzi della stampa. L’umiliazione dei semplici. La ricerca vana della giustizia. Il crollo della fiducia in una repubblica dei giusti.

Una storia lontana ma ancora tanto attuale

Quanta attualità c’è ancora in questa storia. Oggi che sono passati cinquantatrè anni dalla tragedia. Oggi che abbiamo visto film e spettacoli teatrali su quella notte tremenda che spazzò via interi paesi. Sì, oggi che dovremmo essere un paese più forte, capace di ribellarsi ai comportamenti indegni di chi ci governa e di chi dovrebbe vegliare sulla nostra sicurezza. Eppure storie recenti, tanto simili agli eventi di quel lontano passato, non ci smuovono ancora: i terremoti o le alluvioni che colgono impreparati gli edifici in cui viviamo; le scuole dove i nostri figli dovrebbero sentirsi al sicuro che crollano come castelli di sabbia. E ancora ospedali, case degli studenti, monumenti storici abbandonati a se stessi. E dopo le tragedie e i morti cosa restano? La corruzione, gli sciacalli, gli approfittatori cinici che non esitano in nome del loro tornaconto personale a sfruttare le sofferenze della povera gente, i politici che, a dispetto dei proclami del giorno dopo, girano la testa dall’altra parte per convenienza.

La SADE una azienda che non guarda in faccia a nessuno pur di raggiungere i suoi scopi

Sembra di rivivere gli anni della SADE, l’azienda che realizzò la diga la cui costruzione causò morte e devastazione nella notte del 9 ottobre del 1963. La società faceva pressioni a Roma, aggirava le norme che pure c’erano, pur di raggiungere il suo scopo incurante del fatto che stava costruendo uno strumento di morte.

La lettura del libro proposta ai giovani nel percorso di maturazione delle loro coscienze civili

Le motivazioni che spinsero la Merlin nel 1983 a scrivere questo libro, dopo più di trent’anni, sono ancora vive. Quando vedo le letture che i miei figli fanno a scuola, mi chiedo perché nessuno dei loro insegnanti abbia mai pensato di proporre “Sulla pelle viva”: Longarone è un paese Italiano e la vicenda che lo riguarda tocca tutti noi. Conoscere gli errori del passato deve essere un passaggio fondamentale nella crescita delle giovani coscienze affinché domani non commettano gli stessi sbagli.

Il racconto del Vajont– conosciuto anche come Vajont 9 ottobre ’63 – Orazione civile –  monologo teatrale del 1993 di Marco Paolini

Il racconto del Vajont– conosciuto anche come Vajont 9 ottobre '63 - Orazione civile – monologo teatrale del 1993 di Marco Paolini.

 

Certo la lettura potrebbe essere impegnativa per i ragazzi di oggi che hanno un deficit di attenzione da smartphone, ma è stato realizzato da MarcoPaolini uno spettacolo teatrale emozionante e facilmente fruibile da chi oggi vive costantemente davanti a degli schermi. Nel suo lavoro Paolini, che ha scritto una prefazione all’ultima edizione del libro, molto colpito dalla tenacia e dalla determinazione della giornalista nel non voler lasciare che le nostre coscienze dimenticassero, ha saputo trasferire i tutto in uno spettacolo registrato alle pendici della montagna stessa, che lascia senza fiato e con l’animo ferito chi lo guarda.

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