Sei in

Soggetti problematici e pedagogia speciale

Soggetti problematici: il cammino educativo concreto, finalizzato a una vita dignitosa deve tenere conto che i soggetti problematici hanno capacità cognitive nella norma ma non riescono ad adattarsi alla convivenza sociale.

Soggetti problematici: il cammino educativo concreto, finalizzato a una vita dignitosa deve tenere conto che i soggetti problematici hanno capacità cognitive nella norma ma non riescono ad adattarsi alla convivenza sociale.


Il processo di integrazione, voluto nella scuola italiana e tutelato dalla legge 170 dell’ ottobre 2010, dispone che la scuola debba organizzare, insieme al ragazzo con disabilità, un percorso didattico che tenga conto delle sue effettive competenze. Per questo si procede alla compilazione di un PEI, un lavoro di équipe che, analizzando la certificazione di disabilità, adatti misure dispensative e compensative dettagliate e accurate. La scuola deve, dunque, far raggiungere le competenze previste per ogni ciclo di studi per far ottenere il successo formativo; deve pensare a una didattica individualizzata per far  trovare un metodo di studio e di potenziamento individuale adatto; personalizzare la fruizione della didattica ricorrendo a mediatori didattici riconosciuti come appropriati.

Le cause dei comportamenti dei soggetti problematici: è necessaria una corretta valutazione per fornire un’educazione mirata, una prospettiva alternativa e più affascinante per il ragazzo problematico

Le cause scatenanti di comportamenti problematici possono essere raggruppate in quattro categorie: fattori personali, familiari, ambientali ( intendendo la provenienza e appartenenza sociale), scolastici (dovuti da demotivazione, ripetute bocciature, abbandoni). Una causa non esclude l’altra e, così, possiamo individuare giovani devianti, demotivati e disadattati.

 

L’iter evolutivo del comportamento problematico segue sempre uno schema preciso e si manifesta prima entrando in conflitto con l’autorità e, dunque, con la ribellione; poi con azioni nascoste, dalle bugie ai piccoli furti per esempio; infine con azioni manifeste che si esprimono con atteggiamenti aggressivi. Davanti a questi comportamenti, sono assolutamente da evitare atteggiamenti che rischierebbero di alimentare la loro rabbia e frustrazione:

  • Relazioni distanti
  • Privarli di occasioni di successo
  • Valutazioni punitive
  • Modelli didattici tradizionali
  • Aspettative basse che porterebbero a demotivazione
  • Pratiche differenziate
  • Pratiche coercitive disciplinari
  • Team di docenti non collaborativi
  • Atteggiamenti indulgenti che fanno perdere credibilità

Abbiamo detto che uno dei modi per cercare di risolvere questi comportamenti è puntare sull’ educazione. Si pone,  allora, il complicato processo di gestire la classe che ha incluso un soggetto problematico. Difficile ma non impossibile: prima di tutto si può essere certi chei ragazzi dimostrano sempre, forse prima degli adulti, una grande tolleranza e  disponibilità all’aiuto verso i compagni in difficoltà; bisogna poi instaurare la disciplina ma impostando un clima classe positivo, favorevole all’apprendimento e, dunque, alla relazione.

Il rigore deve coincidere con un’opportunità e la disciplina deve essere imposta non come controllo del comportamento ma per capire l’origine del problema e quali azioni educative siano da mettere in atto per modificare un comportamento problematico. Gestire la classe vuol dire prevenire le tensioni, affrontare i conflitti, mantenere uno stile comunicativo assertivo,  attraverso  cui non traspaia critica ma solo interazione, armonia, ascolto.

Condividi su

Post Correlati

Lasciaci un Commento