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Silenzio e benessere – La bellezza dell’essenzialità

Silenzio e benessere: il silenzio fa bene

Qualche anno fa è uscito un film unico del suo genere. Le immagini raccontano della vita di un gruppo di monaci: vita spicciola, quotidiana, presa dal vero, non recitata. Dentro un convento. Intrisa di silenzio. Senza colonna sonora, senza parlato. Per suscitare nello spettatore un contatto quasi fisico, esperienziale con il silenzio.

Il titolo? “Il grande silenzio”. 3 ore di pellicola. Dapprima non volevo vederlo. Un film così di 3 ore come fai a reggerlo? Avevo già in preventivo di non andare gli oltre 20 minuti. Giusto per non apparire maleducato. E poi..Sono rimasto affascinato da questa immersione nel silenzio. Meditazione, preghiera, lavoro. Il tempo che rallenta e si dilata, sembra quasi surreale per tutti noi che viviamo con i ritmi forsennati delle grandi città.

 

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Un’atmosfera di sospensione dello scorrere del tempo. Ero completamente rapito da quel gruppo di uomini dediti a vivere in modo semplice, con gioia, a stretto contatto con la natura che li circonda. Non so perché mi è sorta l’immagine di tanti sciagurati automobilisti che mentre guidano nel traffico cittadino non mollano lo smartphone per l’ultimo messaggio da leggere o da mandare.

Silenzio e benessere: riscoprire le emozioni positive

Il silenzio. Mettere a tacere i rumori, che non sono solo quelli esterni. Ma soprattutto quelli interni. Interni a noi. La nostra nuova condizione di vita ci libera da una serie di inquietudini, legate al lavoro, alla carriera, al ruolo genitoriale, il bisogno costante di scegliere fra il fingere e l’apparire per curare la nostra immagine sociale, il nostro status. Ora possiamo dire basta.

Liberati da tutti questi rumori è finalmente possibile uno sguardo diverso. E ascoltare parole nuove, quasi un sussurro che cresce da ciò che ci circonda. Scoprire la bellezza della essenzialità. Di quanto vuoto si cela dietro le quinte di una realtà che pensavamo il nostro humus quotidiano. Avete mai provato a prendere in mano un fiore e guardarlo per più di un minuto? E godere del suo profumo dei suoi colori? No, non sono matto.

Il silenzio ti riconsegna una gran senso di pace, lascia venire a galla emozioni positive, che senti ti “riempiono”. E ti rimangono, non si spengono come un fiammifero vittima di un fiotto d’aria improvviso. E se ti soffermi su questi pensieri, cominci a riconsiderare qualcosa che prima ti sembrava “vero”. Ora non lo è più. Semplicemente “guardare“ (contemplare) ciò che è intorno a te, libero dall’impulso del “possesso”.

 

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Fermarsi. Il bisogno di nuovo è fortemente consumistico, è “consumare” la realtà. E’ correre senza meta, rincorrere ciò che non si ha, l’effimero che offre l’istante di soddisfazione.  Il silenzio ti consente di andare oltre. Di cogliere dettagli, particolarità che prima non consideravi. Un esempio? I regali. Restiamo male se non ci viene fatto (perché?), o se non è di nostro gradimento (per motivi diversi). E quante volte la domanda “e adesso che cosa gli (o le) regalo” ci assale? Il consumismo che ci avvelena ci costringe al regalo bello, fin nella sua confezione (quasi è più importante il come si presenta), magari ricercato. Se non è un obbligo è un rituale.

Quando ricevete (o fate) un regalo ascoltatevi. Non c’è dentro un po’ di tutto questo? Pensate invece all’ultima volta che avete ricevuto (o avete fatto) un regalo, e la commozione si è fatta liquida negli occhi. Era il regalo in sé? Ascoltatevi bene. Probabilmente no. Era il gesto in sé, l’attenzione improvvisa con il suo carico di spontaneità. Magari il regalo era anche brutto…..

E quell’emozione è ancora lì. Come un bene prezioso. Riaffiora. Se sappiamo andare oltre i rumori dentro di noi.

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