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Rapporto con la banca – Qualche regola spicciola per scegliere la banca

Rapporto con la banca - Qualche regola spicciola per scegliere la banca

Rapporto con la banca: i “danè”, parte terza

Sono in banca. La rivoluzione informatica (adesso puoi fare praticamente tutto dal tuo telefonino, avete provato?) ha “massacrato” il rapporto fisico con la banca. Le filiali sono diventate dei luoghi rarefatti, spazi sproporzionati all’uso quotidiano, silenziosi, dove gli impiegati (i pochi rimasti, diciamolo) si muovono lentamente, quasi svogliatamente, fra arredamenti più funzionali alla fantasia marchettara del designer di turno che alle effettive necessità ergonomiche degli astanti. Tutti compresi.

Una cosa non è cambiata, anzi, peggiorata. I tempi di attesa. Oggi lo “sportello” non è consumato solo per una veloce operazione, ma per “fare consulenza”, agganciare il cliente su nuovi mirabolanti prodotti.

E anche se vai su appuntamento, non va meglio. E’ come andare dal medico: sono sempre in ritardo.

 

 

In banca ti conviene andare con la “schiscetta”: si, perché oggi ti propongono di tutto: dai viaggi alla polizza auto. Con finanziamento se serve, ovvio. E questo richiede tempo, tanto tempo.

Rapporto con la banca: qualche regola spicciola

Prima regola: quando scegli la banca, renditi conto delle code che ti tocca fare. Si fa tutto da casa, ormai. Ma quando ti tocca andare… Ho passato pezzi della mia vita in coda, adesso basta!

Seconda regola: la disponibilità e la cortesia. Non trascuratele.

Terza regola: La chiarezza. Le banche, nonostante gli sforzi, restano ancora avvolte nel mistero. E questo è direttamente proporzionale al numero di firme che vi chiedono. Su due ambiti la chiarezza proprio latita. I prodotti assicurativi (preferisco andare da una assicurazione, sono anche meno standardizzati), e le proposte finanziarie preconfezionate. Per queste ultime, lasciate stare a prescindere. Quando poi diventano mix di finanziario ed assicurativo, si sa alla fine chi ci guadagna. Non certamente voi. Quindi in banca si tratta solo di prestito personale, mutuo, conto corrente, azioni, obbligazioni, fondi e poche altre cose.

Quarta regola: essere consapevole della propria “predisposizione al rischio”. Discorso delicatissimo. Io per esempio ho un passato da “bottista” (compravo solo bot) e il germe mi è rimasto. Mettere mano alle azioni mi disturba. Le obbligazioni mi fanno sentire più tranquillo. Si guadagna meno, però “son sicuri”. Non lasciatevi sedurre da nessuna sirena: i soldi sono vostri. Avreste potuto guadagnare di più? Pazienza, ma a questa età la tranquillità è un mattone fondante. Non ha prezzo. Fate scoglio contro venti e maree a chi cerca di “forzarvi la mano”. Maneggiate quindi quegli strumenti e solo quelli che capite e non quelli che potrebbero agitarvi.

Quinta regola: Pianificare. I soldi sono uno strumento per ottenere. Non sono qualcosa a sé. Per ottenere che cosa e quando? Il rendimento non è il fine dell’investimento. Il fine di un investimento è un sogno nel cassetto, l’auto nuova, un viaggio, un aiuto per i figli quando si sposeranno, la casa delle vacanze, una ristrutturazione, ma anche, come ho scritto precedentemente pensare ai propri genitori, una interruzione improvvisa del proprio lavoro…

 

 

E’ importante anche dare una scadenza a quel fine. Quando penso di aver bisogno di quella cifra lì? Non mi dilungo. Ma ragionare sui soldi vuol dire partire da qui. Ci saranno varie scadenze. E quindi orizzonti di tempo diversi. E questo ci aiuterà nella scelta degli strumenti più adatti.

Sesta regola: diversificare. Puntare tutto su un unico strumento è un suicidio. Io uso sempre l’immagine della piramide: cifre più consistenti per gli strumenti più tranquilli, e più mi avvicino al rischio, più le cifre si assottigliano. Diversificare è distribuire il rischio di “cadute”, di perdite. Non siamo operatori finanziari, siamo esposti alla variabilità e quindi alle sorprese anche repentine. Diversificare vuol dire coniugare tranquillità con rischio.

Ottava regola? Se vuoi farti del male allora accumula, accumula, segui l’esempio di zio paperone…

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