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Quattro modelli di comportamento che un capo deve conoscere

Quattro modelli di comportamento che un capo deve conoscere e individuare per guidare al successo la sua squadra

In  questo articolo voglio parlarvi di quattro modelli di comportamento che un buon capo deve conoscere e, soprattutto individuare, per guidare al successo la sua squadra. Dopo avervi illustrato questi quattro modelli vi fornirò alcuni suggerimenti su come agire nei confronti di ogni componente del vostro team a seconda del suo comportamento.

Siamo tutti uguali? Ciò che dovrebbe sapere un leader

No. Lo siamo quando analizziamo i nostri bisogni. Ci comportiamo invece in modo diverso tra di noi quando li soddisfiamo. I nostri comportamenti derivano in gran parte da come siamo fatti. Siamo esseri complessi e per questo motivo, per un capo, risulta difficile saper condurre delle persone verso obiettivi condivisi.
La prima necessità che un responsabile di un team deve soddisfare è quella di conoscerne i componenti.

I quattro modelli di comportamento

  1. Cauti. Siamo cauti, se abbiamo difficoltà a prendere decisioni. Questo deriva dalla paura di sbagliare, dall’insicurezza generata da alcune prove andate male, dal vedere più facilmente il bicchiere mezzo vuoto piuttosto che mezzo pieno.
  2. Interattivi. Siamo invece fortemente interattivi se ci piacciono gli altri, facciamo parte di gruppi, se alla critica sostituiamo la pacca sulle spalle. Ma anche se parliamo soprattutto di noi stessi e tendiamo a non ascoltare.
  3. Sinergici. Ci potremmo definire sinergici, se sappiamo aiutare gli altri. Non prendiamo iniziative, ma le appoggiamo; se ci diamo da fare per far funzionare le cose.
  4. Direttivi. Siamo infine direttivi se sempre certi di sapere cosa è meglio per noi. Abbiamo pochi dubbi e molte certezze.

Ovvio che poi mescoliamo un po’ di tutto e siamo a volte un gran pasticcio.

Alcune considerazioni sul compito di un leader e sul modello autoritario

Il compito di un vero leader è però quello di trascinare il proprio gruppo verso una meta. E’ plausibile agire nello stesso modo pur sapendo che ognuno è diverso da tutti?
Ecco spiegato il motivo per cui si è imposto, nel tempo, il modello del capo autoritario. Premi e punizioni come fossimo animali. Infatti con loro funziona così.

Non è la stessa cosa per gli umani. Alla fine si ribellano. Ed è facile che siano i migliori, i più intelligenti e capaci a ribellarsi. Adesso caliamo questi concetti in un’azienda, in una squadra, in un partito politico e verifichiamo che se abbiamo un capo imbelle regna l’anarchia, oppure al contrario è tutto un malumore.

La fatica di diventare un leader sta tutta lì. Occorre diventarlo, leader. Ma chi è un leader?

Innanzitutto è un vincente, comprovato. Non è necessariamente il più bravo in tutto, ma è colui che è riuscito a raggiungere i propri obiettivi avendoli dichiarati.
Quindi la prima regola è avere obiettivi. La seconda: riuscire a renderli condivisibili anche agli altri. E innanzi tutto non essere egoisti. Occorre che il risultato sia di ognuno.
Questo vuol dire conoscere le persone che si vuole coinvolgere. Scoprire se i loro desideri si adattano alla lunga marcia che si prospetta nel momento in cui ci incammineremo verso la meta promessa. Ognuno deve avere il proprio tornaconto.

Suggerimenti diversi per modelli diversi

Sarà importante sapere ad esempio, se nel nostro gruppo abbiamo un direttivo, dovremo interpellarlo per capire quali sono le azioni che lui propone, cercando di renderlo responsabile di alcune di esse, se compatibili. Se discordanti, avere il coraggio di estrometterlo.

Se abbiamo degli interattivi, occorrerà marcarli stretti perché capaci di perdersi continuamente e portarci fuori rotta. Saranno invece utilissimi per far squadra.

I sinergici saranno fondamentali nel programmare, nel trovare le risorse, ed a questo vanno dedicati.

Infine se abbiamo un cauto dobbiamo ascoltarlo sovente. Ci farà notare i pericoli che dovremo superare.

Ecco quindi come tutti sono utili. Occorre però che ci rispettino e credano in noi, ma questo sarà per un’altra volta.

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