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#pedagogiaspeciale: Come apprende un bambino speciale

La lentezza è uno dei problemi di qpprendimento più rilevanti in un bambino speciale: nasce l’esigenza di una didattica speciale

Nell’ambito della riflessione pedagogica che abbiamo fin qui delineato con i precedenti articoli, il bambino è speciale perché presenta un’incongruenza tra la sua età mentale e quella cronologica e così apprende a livello di un’esperienza che non riesce poi ad orientare nel tempo.

Per motivarlo è, dunque, necessario chiudere l’attività con quello che sa fare: il sospeso sarebbe troppo demotivante. Ha, inoltre, una grande difficoltà ad elaborare in modo personale i contenuti e tradurli concretamente in un prodotto personale. Per memorizzare deve ripetere le operazioni e, avendo difficoltà ad anticipare mentalmente il risultato di un apprendimento, bisogna impostare per lui una programmazione per obiettivi a breve termine, che dia risultati concreti e immediati.

Il bambino con disabilità ha caratteristiche di apprendimento particolari. Dimostra prima di tutto una rigidità di pensiero per cui può apprendere le regole ma non sa usarle e, di conseguenza, una difficoltà di problem solving. La mancanza di elasticità mentale porta il bambino a legare la comprensione a un dato concreto: non sa sempre cogliere feedback significativi dall’esperienza per proseguire nei compiti e nella vita ed è soggetto a facile regressione a modelli di pensiero e di ragionamento infantili. Cede facilmente all’inerzia intellettiva, per cui va continuamente stimolato per non cedere il passo a pigrizia e passività. Tutto ciò che è nuovo è colto con fatica e ha difficoltà a maturare nuove abitudini: per questo è importante far cogliere la relazione tra i contesti della conoscenza (dire) e quelli dell’azione (fare).

La lentezza è uno dei problemi di qpprendimento più rilevanti: nasce l’esigenza di una didattica speciale

Sono tanti gli accorgimenti da impiegare per supportare il bambino con disabilità nel processo di apprendimento: in particolare nasce l’esigenza di impostare una didattica per imitazione. Fondamentali, dunque, il rapporto personale diretto, il rinforzo verbale e l’uso di immagini e l’utilizzo di sussidi che offrano strutture percettive contraddistinte dal nesso causa/effetto. A livello relazionale non è proficua l’accondiscendenza ma lo è la gratificazione a breve termine dei risultati raggiunti (strategia dell’incoraggiamento) e il coinvolgimento della sfera affettiva e dell’intelligenza emotiva.

Fondamenti pedagogici e bisogni educativi: conoscere per essere liberi. Maslow sostiene che l’uomo sia un essere pieno di bisogni e che agisca, operi, si relazioni e viva sollecitato dai bisogni

La piramide dei bisogni di Maslow è così strutturata

Possiamo distinguere bisogni fisiologici, di sicurezza, di appartenenza e amore e di crescita: questi ultimi delineano la realizzazione di sé. Ma quali sono, in questo contesto, i bisogni dei ragazzi con disabilità? Conoscere e sapere; essere utile, valorizzati e stimati; dare un senso a ciò che si fa; tendere al successo, cioè alla propria libertà e autonomia. La persona che vive con una disabilità è sempre una persona attiva che cerca di essere presente alla vita: esattamente come una persona “affetta” da normalità… Questo credo sia già da solo un importante spunto di riflessione.

 

 

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