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Pedagogia speciale: la motivazione e il bambino speciale

La motivazione: l’insieme dei bisogni, desideri, intenzioni che contribuiscono a determinare un comportamento e ne danno unità e significato

La motivazione ad apprendere nasce da un bisogno, dal bisogno di agire, fare e saper fare. La strada per costruire la propria identità personale è già di per sé lunga e complessa perché condizionata dalla realtà oggettiva che ci circonda e, ancora di più, da quella emotiva che, nel già difficile compito di crescere, spesso ostacola il processo di apprendimento.

Il percorso risulta ancora più difficile per un bambino che, cercando di diventare grande, deve fare i conti con una disabilità, sia essa temporanea o permanente. Ma quali sono questi bisogni?

Il primo è sicuramente quello che riguarda le competenze, il sentirsi una persona capace di dare il proprio contributo al mondo; quello di successo: ogni individuo deve percepire che le proprie azioni portano a conclusioni positive, a risultati evidenti ed efficaci. In questa ottica l’errore deve essere vissuto e strumentalizzato come esperienza di crescita formativa, non come ulteriore ostacolo o fonte di mortificazione. L’autonomia è, invece, ciò che rende in grado di affrontare il mondo: è un’ autonomia personale, di cura di se stessi, ma anche di pensiero. Nasce dal contrasto tra fiducia e sfiducia, per questo è basilare che l’ adulto svolga un ruolo di supporto e non di sostituzione.

Nel complesso quadro dei bisogni, trovano spazio anche autodeterminazione e libertà. La prima rappresenta il diritto di ciascuno di decidere della propria vita, di esercitare la propria volontà nel quotidiano e mettersi in gioco autonomamente. Dunque anche il bambino con disabilità deve poter scegliere ma con una guida: nell’ambito scolastico, si devono promuovere pertanto esperienze di vita significative perché incidano sullo sviluppo globale della persona. La libertà è dare dignità alla propria azione, sviluppare al massimo le potenzialità senza violare i diritti altrui. Il bambino speciale desidera agire, muoversi, comunicare, amare in totale libertà: deve però imparare a relazionarsi e per questo occorre aiutarlo a diventare responsabile. L’educazione deve favorire la consapevolezza di agire in un contesto: educare alla vita è l’unico, importantissimo modo perché il deficit che vive non intacchi il suo essere una Persona.

L’obiettivo ultimo è sempre il progetto di vita: soddisfare i bisogni agevola i processi di apprendimento e di motivazione. Per questo conoscere le patologie, valutare accuratamente le aree di sviluppo e conoscere il bambino sono passaggi fondamentali perché l’insegnamento non sia una terapia ma sia un accompagnare e rendere partecipi.

La demotivazione è un processo che spesso accompagna le fasi di apprendimento e, dunque, di crescita. Quando il bambino non si sente in grado di compiere un’azione, abbandona la prova stessa perché teme l’insuccesso. Può essere un modo per richiamare l’attenzione o, semplicemente per episodi di vita sua, si è convinto che non c’è la può fare. Il termine inglese identifica meglio questo atteggiamento: self handicapping è trovare un impedimento, rinunciare alle situazioni troppo difficili. Ma questo è chiaramente un comportamento autodistruttivo in quanto entrano in gioco le attese che il bambino ha su se stesso. La psicologia ci aiuta con le definizioni: Julian B. Rotter, psicologo americano padre della teoria dell’apprendimento sociale e del locus of control, distingue tra attese interne, per cui il successo è legato a cause personali ( prendo un bel voto perché studio) e quelle esterne che sfuggono a motivi individuali ( il compito è andato male perché troppo difficile); Wiener, esponente della psicologia cognitiva, parla di attribuzioni casuali, per cui la motivazione è data da variabili personali in grado di incidere nelle attività di apprendimento.

Le emozioni come motivatori immediati di azioni. Questo l’orientamento pedagogico oggi per creare autostima nel soggetto che apprende: la giusta sintesi tra quello che si può fare e quello che si è in grado di fare.

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