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Pedagogia: l’educazione diventa strumento di libertà

“Dalla buona o cattiva educazione della gioventù dipende un buon o triste avvenire della società” (Don Bosco)

Il  percorso per definire la disabilità ed elevarla a disagio, permanente o temporaneo, è lungo e complicato da pregiudizi e ignoranza. Mentre si riscopre l’infanzia e l’educazione attraverso il gioco, la relazione e l’esperienza, ancora la disabilità è vista come deficit intellettivo irrecuperabile: nel 1810 lo psichiatra francese Esquirol usa ancora il termine “idiozia”, mentre nel 1836 Guggenbuhl “cretini”, ma comincia a delineare un possibile sviluppo delle potenzialità della persona con disabilità. A Eduard Séguin il merito di aver completato il percorso con la creazione di un sistema educativo che abbini sensi e persone competenti nell’educazione. Il suo studio si concentra sulle manifestazioni affettive: l’esperienza attiva nell’ambiente in cui si vive permette di acquistare autonomia e di attuare un intervento precoce e continuativo di formazione-educazione all’interno del gruppo.

“Dalla buona o cattiva educazione della gioventù dipende un buon o triste avvenire della società” (Don Bosco)

Enorme passo avanti è rappresentato da Don Bosco che, nel corso del 1800, mette alla base di ogni relazione educativa l’amore per l’educando. L’empatia è la qualità che permette di riconoscere l’originalità e la diversità dell’altro, condividendo le rispettive diversità. Nascono, così, le prime scuole per educatore in cui si insiste sulla relazione tra azione educativa e il prendersi cura della persona con disabilità. Da qui l’importanza di relazionarsi e di agire dialogando con la famiglia, per accompagnare nella vita quotidiana: l’ educatore diventa specialista della complessità.

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