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Malattie del Benessere: Capitolo 3 Voglio di Più! Avere o essere?

La droga sottile della pubblicità: desiderare quel che non abbiamo. avere o essere

La droga sottile della pubblicità: desiderare quel che non abbiamo.

In questo ultimo articolo sulle malattie del benessere vi parlo di avere o essere nella classica contrapposizione di due diverse culture. Procediamo come sempre con ordine.

“Voglio di più!” è il titolo in evidenza su una rivista femminile di quelle che vanno per la maggiore, che divulga (o pensa di farlo) quel che la psicologia oggi dice e suggerisce in tema di qualità della vita. Il sottotitolo cita le diverse opportunità che oggi sono disponibili. Mi sono venute in mente una serie di riflessioni, che non sono assolutamente riferite solo alla figura femminile. Anzi. Quella espressione la trovo contemporaneamente splendida e pericolosa, allettante e manipolatoria.

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Cultura dell’avere contrapposta a quella dell’essere

E siamo sempre lì: a preoccuparci di ciò che possiamo ottenere, a ciò che ci spetta di diritto. Mi viene in mente Fromm che in “avere o essere”, testo profetico, si sofferma sulla cultura dell’avere, contrapposta a quella dell’essere. In quella cultura le persone si definiscono a partire da ciò di cui riescono a circondarsi. Gli oggetti generano status, importanza, proiettano identità.

Gli oggetti sono una sorta di esoscheletro dietro o entro cui camuffarci per apparire, ottenere attenzione sociale. Conformarsi alle mode, cioè a ciò che transitoriamente è attenzione di tutti, sembra essere il desiderio principale. E così nasce la felicità come strettamente imparentata con l’invidia: sono felice perché “io ce l’ho e tu no”.

L’invidia soffoca la mia possibilità di felicità

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Se ne sono privo non sono praticamente nulla. L’invidia soffoca la mia possibilità di felicità. L’oggetto del desiderio è sempre qualcosa che nasce dalle sofisticate menti degli esperti di marketing, che ci trattano come marionette (o ci riportano al nostro stato infantile), che decidono per noi stile di vita, e che cosa serve per identificare quello stile. Tutto si compra, si consuma sulla scena della vita quotidiana, in attesa della novità, che soppianti ciò che precedentemente è stato consumato. Non importa se è consunto. Bisogna cambiarlo.

Ho un amico che vive in simbiosi con il suo apple. Ogni anno è in fibrillazione per l’arrivo del modello nuovo, ha trovato costose soluzioni per ricevere l’oggetto del desiderio fra i primi. Mi deride per il mio cellulare, di quasi 4 anni fa, lo considera una ingombrante “cabina telefonica”. E io gli rispondo: funziona, fa quello di cui ho bisogno, perché dovrei cambiarlo? Ma è così: ci circondiamo di prodotti anche sofisticati, che usiamo per il solo 10% delle possibilità (come il cervello…..).

Guardate ai televisori piatti: ne hanno inventate parecchie per vendere. E poi le statistiche dicono che per l’85 del tempo vengono usati come semplici televisori.  (niente internet, niente 3D…). Io possiedo ancora quello a tubo catodico, ma devo proprio cambiarlo?

Soffocati dal consumo che ci rende invidiosi e risentiti

Torniamo alla riflessione principale: siamo soffocati dal consumo. Il non avere genera invidia, risentimento, malessere. Il raggiungimento provoca un appagamento comunque transitorio: arriva il prodotto nuovo, più bello più performante, e quindi si ricomincia… E’ bello pensare al miglioramento, al guardare avanti, ad “alzare l’asticella” sui nostri desideri, ma quanto ci soffermiamo a godere di ciò che abbiamo? Quanto ci scivolano via le gioie per le piccole soddisfazioni quotidiane (l’abbraccio del figlio, il bacio della persona amata, il sorriso di un amico…). Nell’attitudine ad apprezzare queste piccole cose e a vedere il lato positivo anche nelle maggiori avversità è racchiuso il segreto della “gioia di vivere”, un pezzetto del nostro benessere.

 

E allora da dove cominciare? Ve ne parlerò nel prossimo articolo. Intanto se volete rileggere i precedenti eccovi qui i link:

Malattie del Benessere: Capitolo 1 La filosofia del dopo

Malattie del Benessere: Capitolo 2 le resistenze a cambiare abitudini

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