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L’Italia punta ancora sui Buoni del Tesoro

Dopo l’emissione di ottobre di Titoli cinquantennali, il Ministero dell’Economia torna a proporre BTP di durata inferiore: dal 15 maggio infatti parte il collocamento dei nuovi BTP Italia a sei anni, pensati per il risparmiatore retail e per tutelare l’investimento anche da inflazione o deflazione.

Un Btp che premia la fedeltà

Il conto alla rovescia è ormai partito, e i clienti privati hanno già drizzato le orecchie: comincia infatti il 15 maggio prossimo la prima fase dell’emissione dei nuovi BTp Italia, l’unico titolo di Stato indicizzato all’inflazione del Paese che offre una protezione contro l’aumento dei prezzi e che riconosce un premio di fedeltà all’investitore.

Gli investitori retail apprezzano

Un fattore che ha convinto (e remunerato) quanti si sono lasciati convincere dalla maxi emissione del 2014, di durata triennale e pertanto scaduta il 22 aprile 2017 scorso: quanti hanno atteso il naturale decorso del titolo, infatti, hanno ottenuto un premio di fedeltà pari a 15,47 milioni di euro su 3.868.243.000 di valore nominale, vale a dire il 22,7% dell’ammontare nominale complessivamente emesso dal Tesoro (poco più di 17 miliardi).

Il Tesoro punta sulla scadenza a medio termine

E così, c’è grande attesa per il prossimo strumento, il BTp Italia 2023 che come detto parte lunedì 15 maggio, con scadenza a sei anni già collaudata nel 2014 per andare incontro alle esigenze degli investitori individuali, che sembrano preferire le scadenze medie. Anche se, bisogna notare, nel biennio scorso il crollo dei rendimenti scatenato dal Quantitative Easing della Bce ha comunque spinto a valutare anche le proposte di durata maggiore.

Le opportunità sulle durate maggiori

D’altra parte, sono trascorsi poco più di sette mesi dal 3 ottobre, quando il Tesoro, con un timing sorprendente, aveva affidato il mandato per il Btp a 50 anni con scadenza 1 marzo 2067, il cui collocamento era assegnato a Banca Imi, Bnp Paribas, Goldman Sachs, Hsbc, Jp Morgan e Unicredit. Una scelta, come spiegato dalla stessa nota di via XX Settembre e confermato dagli osservatori del sito FissoVariabile.it, che derivava dalla volontà di “incrementare ulteriormente la presenza sul comparto a lungo termine, considerato il favorevole momento di mercato” per i Btp 2046 e gli altri strumenti del genere. La stessa Spagna, nel maggio 2016, aveva collocato 3 miliardi del Bono a 50 anni a un rendimento del 3,493%.

Uno sguardo allo “storico” dei Btp Italia

Tornando invece a dare informazioni sul BTp Italia in arrivo, bisogna anche ricordare come le precedenti dieci emissioni di questa tipologia di prodotto, avvenute nel periodo tra il 2012 e il 2016, abbiano già consentito al Tesoro di raccogliere 117 miliardi, con un apporto determinante della quota retail, che ha raggiunto valori piuttosto alti: il minimo è stato toccato con il 38,1% della terza emissione del 2012 (anno segnato dalla crisi del debito sovrano e dal “whatever it takes” di Mario Draghi), mentre il picco più alto è stato il 60,9% registrato nella seconda metà del 2014. Più in generale, l’emissione di importo più grande è stata quella del novembre 2013, per 22 miliardi euro, mentre quella che finora è stata la minore è stata proprio l’ultima di ottobre 2016, da 5,2 miliardi di euro.

 

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