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Le difficoltà nella divulgazione scientifica: il caso dei grassi contro gli zuccheri

Alimentazione: il caso dei grassi contro gli zuccheri

Molte persone negli ultimi anni sono alla continua ricerca della dieta perfetta che permetta di mantenerci in forma e in salute. La richiesta di dietologi e personal trainers in grado di guidarci nella nostra alimentazione è così via via aumentata nel corso degli anni. La maggior parte dei consigli che ci vengono forniti, però, si basa, in alcuni casi, sugli studi più accreditati in materia, ma, talvolta, sul sentito dire o su mere opinioni personali.

Questa volta vorrei prendere spunto da un articolo pubblicato nel settembre del 2016 da AnahadO’Connor sul “The New York Times” dal titolo “How Sugar IndustryShiftedBlame to Fatper fare alcune riflessioni, non solo riguardanti il nostro approccio verso l’alimentazione, ma anche sulle opinioni più diffuse riguardo il modo in cui vengono condotte le ricerche scientifiche e come queste talvolta possano essere oggetto di interpretazioni sbagliate o alterate.

Soprattutto questo ultimo punto introdurrà ad un seguente articolo dove vorrei affrontare un argomento molto attuale, i vaccini; mai come in questo settore, infatti, si sta sproloquiando sul come gli studi scientifici vengano controllati e diretti verso i risultati desiderati, di modo da ricavarne un qualche beneficio, molto difficile da comprendere in alcuni casi. Ma, andiamo con ordine e iniziamo ad introdurre l’argomento affrontato nell’articolo.

Noi e l’alimentazione: un rapporto molto complesso

Nel corso dell’articolo viene evidenziato come la nostra alimentazione e quello che decidiamo di portare sulle nostre tavole sia fortemente influenzato dalle notizie che riescono ad arrivare alla massa, principalmente tramite il web. Basti pensare alle “ultime tendenze” in ambito alimentare del “bio” (questo sconosciuto), del “gluten-free” (come se improvvisamente fossimo tutti diventati allergici al glutine) o del “senza olio di palma” (poi sostituito con olio di cocco o burro) che vengono ciecamente seguite da moltissime persone senza che ci sia una reale ricerca o motivazione alla base, ma solo perché “qualcuno” o, peggio ancora, “Internet” ci ha dimostrato che seguire determinati regimi alimentari sia in qualche modo benefico per la nostra salute.

Ed è con questa riflessione che ci spostiamo verso l’altro tema che emerge nel corso dell’articolo, ossia come l’industria alimentare decida di “sfruttare” i risultati ottenuti negli studi scientifici a proprio piacimento, di modo da portare a conoscenza della massa solamente quegli aspetti che siano positivi per la loro campagna pubblicitaria. In questo caso, in particolare, si fa riferimento a come per molti anni si sia concentrata l’attenzione solamente sui grassi saturi come principali responsabili delle patologie cardiovascolari, cercando di diminuire le preoccupazioni che iniziavano a sorgere verso gli zuccheri.

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In America, infatti, si accusa che questa campagna aggressiva nei confronti degli acidi grassi saturi abbia in qualche modo portato ad un aumento nel consumo di cibi ricchi di zuccheri, che avrebbero contribuito alla diffusione di malattie, quali il diabete, l’obesità e patologie cardiovascolari in generale. Nel corso dell’articolo, poi, si evidenzia come il dibattitto riguardo acidi grassi saturi e zuccheri sia ancora molto attuale e solo adesso stiano emergendo risultati di studi passati che in qualche modo erano stati “omessi” da alcune grandi aziende.

L’intento dell’articolo, a mio parere, è quindi quello di sottolineare come i risultati scientifici possano essere contraffatti e come le grandi aziende possano controllare le nostre vite a loro piacimento. Secondo me, però, il discorso è molto più complesso e un approccio di questo genere è troppo semplicistico, perché è necessario fare anche un po’ di autocritica. Data l’esistenza di studi che dimostrano come sostanzialmente qualsiasi sostanza possa avere degli effetti negativi sul nostro organismo se assunta in dosi errate, diventa semplice arrivare a comprendere come da un giorno all’altro sostanze che non erano fino a quel momento considerate una minaccia o nemmeno conosciute possano diventare il peggior nemico per la nostra salute. Ma quali sono quindi i problemi alla base di queste dinamiche? È possibile porvi rimedio?

I problemi principali nella divulgazione scientifica

 Come vi dicevo, ho inquadrato questo articolo come spunto per fare alcune riflessioni personali, che non devono essere concepite solamente per l’ambito alimentare, ma vanno estese a tutti gli studi scientifici e dovrebbero far comprendere come la divulgazione scientifica svolga, soprattutto nell’era di Internet, un ruolo fondamentale e complesso allo stesso tempo. Dal mio punto di vista, i principali problemi, strettamente concatenati fra loro, che alimentano la diffusione di false credenze in ambito scientifico sono sostanzialmente due:

  • Estrema facilità di diffusione e controllo delle informazioni: come dimostrato nell’articolo pubblicato sul “The New York Times”, ma anche dalla diffusione di diete e credenze di ogni genere, è abbastanza semplice far giungere alla massa informazioni di qualsiasi tipo, sia nel caso in cui abbiano una base scientifica sia nel caso in cui non ce l’abbiano. La maggior parte di noi, infatti, è in grado di usare Internet, dove tramite blog o social ognuno è in grado di far presente la propria opinione; ma il punto arriva nel momento in cui si è abbastanza bravi da far passare la propria idea come quella corretta e veritiera, magari tramite la creazione di siti internet e tramite la selezione delle sole informazioni che avvalorino la propria opinione, siano esse vere oppure no. Tutto questo, però, sarebbe completamente inutile senza il secondo componente essenziale nella nostra soluzione.
  • Scarsa conoscenza in ambito scientifico: anche grazie al mio principale lavoro di docente, mi rendo conto di come la scienza venga sempre vista come un argomento complesso e non accessibile a tutti. La maggior parte dei ragazzi, infatti, non comprende la diretta applicazione degli studi scientifici fatti nel corso degli anni sulle nostre vite; risulta quindi estremamente complesso mostrare la reale utilità dello studio di una cellula o dei tessuti del nostro organismo nel progresso scientifico (questo però rende la sfida ancora più avvincente in realtà). Molto poco spazio viene dato allo studio della scienza e all’importanza che questa ricopre nelle nostre vite, contribuendo quindi ad alimentare il numero di persone che mostrano molte difficoltà nel comprendere argomenti scientifici. Tutti questi soggetti rappresentano un terreno fertile per chi vuole diffondere false credenze, perché mancano della capacità analitica e delle conoscenze necessarie per ragionare su determinati temi.

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Che sia quindi una nuova battaglia contro il nuovo principio nutritivo del momento o che sia una crociata contro la sperimentazione animale, la scarsa informazione e la maggiore accessibilità ad informazioni di qualsiasi genere stanno contribuendo alla genesi di una società dove ognuno si sente in possesso della “verità vera” e non è disposto ad alcun tipo di dialogo, perché estremamente convinto che le informazioni reperite su chissà quale sito o post su Internet siano corrette, semplicemente per il fatto che hanno confermato il suo pensiero.

Ma, vi pongo qualche quesito… qualcuno di voi ha mai provato a leggere qualche articolo scientifico reperito su motori di ricerca come Pubmed? Qualcuno ha mai sfogliato riviste realmente scientifiche? O siete veramente convinti che il primo post che avete trovato su Facebook rappresenti la verità assoluta? Non è forse meglio documentarsi a riguardo ed elaborare un’opinione con delle basi scientifiche? Ho un articolo su “Le Scienze” che mi sta aspettando…

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