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La Pedagogia del Compito: strumenti per i docenti

Pedagogia del Compito

La Pedagogia del Compito: gli strumenti dei docenti per aiutare a sviluppare l’autodeterminazione nel bambino e aiutarlo ad apprendere e decidere. 

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La Pedagogia del Compito – Scegliere è sempre difficile. Scegliere è distinguere tra più possibilità quella che, per un determinato fine o criterio, sembra la migliore. È dunque un’operazione complessa al centro della quale c’è il soggetto che deve fare inevitabilmente i conti con la sua autostima e il sentimento di essere o non essere capace. Se questi ha una disabilità, tutto si complica in maniera non indifferente, perché nel percepire se stesso si sente inadeguato a svolgere il compito di scelta. Rientra in gioco la scarsa autostima e la demotivazione, la difficoltà a cogliere la relazione tra azione e risultato, come abbiamo delineato nel precedente articolo “Strategie pedagogiche edemotivazione” (ultimenotiziedalweb.com). La scuola deve aiutare a perseguire questa competenza.

Analisi dell’errore: di esecuzione o di pianificazione?

Attraverso la Pedagogia del Compito, il docente deve dare maggior impulso agli stili individuali di soluzione del problema: per fornire aiuti adeguati, bisogna partire dall’alunno, dalla conoscenza delle sue potenzialità, dei suoi bisogni e, purtroppo, dei suoi limiti oggettivi. Non per discriminare, ma solo e soltanto per creare le condizioni perché sia possibile l’interazione tra il soggetto che apprende, le attività di apprendimento e il contesto in cui questo avviene. L’errore è inevitabile, ma correggerlo è fondamentale per aiutare l’alunno a autovalutare il suo operato e capire se la difficoltà è nell’esecuzione o nell’azionepiù complicata di pianificazione e organizzazione dello svolgimento.

Com’è vissuto l’errore?

  • L’errore è visto come catastrofico dal ragazzo con disabilità
  • Cerca di camuffare l’incompetenza definendolo un compito troppo difficile
  • Percepisce di non essere in grado di controllare gli eventi e quindi si ritrae

Siccome l’errore è di natura cognitiva, la mancanza di familiarità con esso implica l’impossibilità di utilizzare una vecchia struttura cognitiva per eseguire e portare a termine il compito: bisogna allora fornire compiti adeguati alla sua capacità di comprendere, dando avvio, così, a un’adeguata iniziativa di problem solving.

L’obiettivo è evitare l’insuccesso

L’insuccesso è assolutamente il pericolo più incombente e più deleterio da evitare a tutti i costi, perché porta demotivazione e un abbassamento dell’autostima. Ma L’errore è inevitabile. Come non renderlo, quindi, un’occasione di regresso nella fiducia in se stessi? Basta trasformarlo, e qui il ruolo dell’educatore è indispensabile, in un momento di conoscenza, in un’ occasione di crescita. Bisogna lasciare il tempo di sbagliare! Sì, certo, perché attraverso l’errore si apprende, si cresce e si decide. Fronteggiare l’errore vuol dire valorizzare le proprie risorse emotive, attuare il giusto approccio per saperlo tollerare e, soprattutto, attuare strategie per autocorreggersi.

Sono questi i momenti in cui l’adulto deve saper infondere fiducia, promuovere la gestione attiva dell’errore e rendere visibili le procedure per la correzione: deve saper proporre compiti nei quali sia possibile “tornare indietro” per assimilare bene i contenuti, riaffrontarli e superare gli ostacoli. Questo vuol dire rendere gli sbagli importanti occasioni di crescita, sostenere con rinforzi positivi e favorire l’autostima.

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