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Inclusione scolastica fenomeno dinamico da costruire quotidianamente

Pedagogia Speciale - L’inclusione scolastica non è un fenomeno statico ma dinamico, che va costruito quotidianamente.

Pedagogia Speciale – L’inclusione scolastica non è un fenomeno statico ma dinamico, che va costruito quotidianamente.

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Così come l’integrazione scolastica ha assunto , col tempo, una valenza semantica precisa, anche dal punto di vista pratico è un fenomeno così dinamico che va quotidianamente ripensato in quanto pone al centro la persona: chiede un’azione e una cura costanti per coloro che condividono l’impegno educativo perché il soggetto integrato possa sentirsi realizzato. Per questo, integrazione e inclusione sono concetti decisamente diversi.

Se l’inserimento fa solo posto al nuovo, l’integrazione è un processo che continua: vuol dire condividere una storia e delle comuni conoscenze ed educare alla prosocialità attraverso giuste stimolazioni, reti affettive solide e contesti da imitare.

La scuola è un’anticipazione della complessità relazionale richiesta dall’integrazione sociale: da qui il ruolo fondamentale che assume come ambiente di apprendimento integrato, che abbina nozioni (dinamiche cognitive) e aspetti affettivi significativi.

Il sostegno della classe, dunque, è importantissimo: dà significatività a quanto appreso, ma viene anche vissuto come atto di responsabilità. L’INCLUSIONE, allora, va solo così oltre l’inserimento fine se stesso e diventa partecipazione, non semplice parcheggio fisico. Il termine è pesante ma definisce tantissime situazioni in cui il bambino BES viene lasciato fisicamente in classe ma senza che riceva ingiusti stimoli e un adeguato supporto. Non si dimentichi o sottovaluti mai che la presenza di un handicap indica fragilità per i limiti dovuti alle condizioni psicologiche o fisiche ma anche, e soprattutto, perché il bambino si sente gravare della responsabilità di non deludere gli adulti. Ecco perché diventa un atto dovuto di responsabilità della scuola fornire strategie didattiche e di insegnamento che forniscano un’adeguata integrazione dei bambini con disabilità.

L’integrazione supera l’inclusione: adottare nuove strategie didattiche parte dalla necessità di ripensare la funzione del docente e della famiglia nel processo educativo.

Il docente deve adottare nuove strategie che da una parte supportino la famiglia ma che, dall’altra, facciano della scuola un luogo di progetto, di ricerca e di attivazione di tutte quelle risorse che danno risposte corrette e opportunità formative idonee alle esigenze di ogni alunno. Questo significa passare dall’inserimento a una consapevolezza integrativa che, quindi, richiede un contributo di tutti e un’attenzione, sempre integrativa che dimostri l’accettazione della condizione di disabilità. L’inclusione è la condizione perché si passi da insegnamento ad apprendimento: in poche parole alla pedagogia del compito (riferimento agli articoli precedenti).

L’integrazione richiede saper gestire il gruppo classe

La classe ha successo nel processo di integrazione se è in grado di riconoscere, accettare e rispondere alle necessità del gruppo; diventa, così, un luogo educativo di incontro dei bisogni di tutti i suoi componenti. Fondamentale è, in questo contesto, il ruolo del docente che deve saper creare un clima di benessere, positivo e ricco di relazioni interpersonali. In questo modo il ragazzo con disabilità, ma non solo lui, può beneficiare di un clima che apprezzi il suo impegno.

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