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La farmaco-resistenza, un nemico non del tutto conosciuto

In questo articolo vi parlo della Farmaco Resistenza

In questo articolo vi parlo della farmaco-resistenza, un fenomeno che nel corso degli anni si è andato sempre più amplificando, diventando un problema globale che investe l’intera popolazione umana, e che è stato provocato dal diffondersi di pratiche che ne hanno in qualche modo favorito lo sviluppo.

In questo periodo dell’anno in cui le influenze e altri malanni di stagione sono costantemente dietro l’angolo è facile effettuare un uso smodato di antibiotici; facile la situazione in cui, infatti, per guarire da un’influenza che proprio non vuole abbandonarci, decidiamo di iniziare una cura con un antibiotico, che, in alcuni casi purtroppo, ci è stato suggerito direttamente dal nostro medico. Errore
più grave non poteva essere fatto in realtà. Con questo semplice gesto, che nella nostra idea dovrebbe aiutarci, non abbiamo fatto altro che danneggiare l’omeostasi del nostro organismo e favorito l’implementarsi di un fenomeno che oggi sta mettendo a dura prova i ricercatori, ossia la farmacoresistenza, un processo secondo il quale i batteri di alcune specie sono in grado di sopravvivere, e in alcuni casi di proliferare, in presenza di concentrazioni di antimicrobici di regola sufficienti per inibire o uccidere microrganismi della stessa specie.

Farmaco-resistenza: concetti base

Riconosciuta per la prima volta a partire dagli anni ’50, è un fenomeno che nel corso degli anni si è andato sempre più amplificando, diventando un problema globale che investe l’intera popolazione umana, e che è stato provocato dal diffondersi di pratiche che ne hanno in qualche modo favorito lo sviluppo. Tra queste si possono annoverare:

  • Uso incontrollato di farmaci ad uso terapeutico per l’uomo
  • Utilizzo di antimicrobici nell’ambito dell’allevamento per cercare di migliorare le condizioni igieniche e favorire la crescita e la sopravvivenza degli animali
  • Impiego di antibiotici ai fini di controllare la crescita batterica e fungina in agricoltura
  • Introduzione di organismi geneticamente modificati (OGM) che presentano dei geni per la resistenza a diversi farmaci, che potrebbero essere trasferiti in qualche modo ai microrganismi (possibilità in realtà remota, ma che non bisogna escludere)

Se per alcuni di questi punti non possiamo fare nulla in prima persona, per il primo possiamo cercare di intervenire evitando un uso a dir poco incontrollato di antibiotici per il “trattamento” di svariati tipi di patologie che nel nostro immaginario sono causate da questi non ben identificati “germi”, un termine che, personalmente, mi guardo bene dall’utilizzare, dato che potrebbe indicare tutto o nulla o comunque qualcosa di non ben definito.

Farmaco-resistenza: quali sono le conseguenze?

Ciò che credo spaventi di più un ricercatore, o comunque qualsiasi persona si occupi di scienza, è che la farmaco-resistenza è un fenomeno molto poco conosciuto che non tende a spaventare la maggior parte della popolazione. In realtà, le conseguenze di questo fenomeno potrebbero portare ben presto a dover fronteggiare delle situazioni con cui avremo ben poche armi a disposizione. Vediamole
maggiormente nel dettaglio. Innanzitutto, i primi a pagarne le conseguenze saremo noi stessi, dato che il diffondersi della farmaco-resistenza sta già portando ad un aumento della gravità e della durata delle infezioni e dei periodi di ospedalizzazione e sta creando la necessità di effettuare, ogniqualvolta un paziente affetto da una malattia causata da un batterio si rechi in ospedale, ulteriori analisi per capire nel dettaglio quale tipo di farmaco è meglio somministrare, in quanto l’errata prescrizione avrebbe conseguenze gravi non solo per il paziente, ma anche perché favorirebbe ulteriormente il propagarsi delle resistenze. Per farvi capire la gravità del fenomeno basta porre un
semplice esempio, molto attuale visto il periodo in cui ci troviamo…

Streptococcus pneumoniae - farmaco-resistenza

 

Il “simpatico amico” mostrato nell’immagine si chiama Streptococcus pneumoniae e rappresenta uno dei vari agenti che possono portare allo sviluppo di meningiti. Purtroppo, il fenomeno della farmaco-resistenza ha contribuito a diffondere ceppi di questo batterio estremamente resistenti al trattamento con penicilline, rendendo necessario l’aumento della dose di farmaco, che però non è in grado di raggiungere il liquido cerebrospinale nelle concentrazioni richieste… qual è la conseguenza?
Il dover ricorrere a terapie ben più costose con farmaci a largo spettro d’azione che in molti casi non sono del tutto efficaci per il raggiungimento della guarigione. Forse ora le idee sono già più chiare, ma andiamo ancora più a fondo della questione. Il fatto che molti batteri stiano diventando sempre più difficili da trattare sta creando anche un preoccupante “feedback positivo”, perché nel
momento in cui noi siamo portatori di batteri dotati di una certa resistenza e veniamo trattati con farmaci a cui i batteri in questione sono resistenti, non facciamo altro, come ci insegna Darwin, che selezionare e favorire la sopravvivenza dei batteri più forti, che nel nostro caso sono quelli resistenti al farmaco. La situazione, quindi, sta diventando realmente difficile da gestire perché fenomeni di questo genere possono avvenire nelle case di ognuno di noi e ben presto potremo trovarci ad aver a che fare con dei batteri invincibili, contro i quali saremo del tutto impotenti e che ci porterebbero indietro nel tempo, quando ancora si poteva rischiare la propria vita per una semplice influenza. Ma
ora la domanda sorge spontanea… cosa si può per contrastare il tutto?

Quali armi abbiamo contro la farmaco-resistenza?

La risposta è abbastanza semplice in realtà, perché la soluzione migliore sarebbe limitare l’utilizzo di antibiotici in tutti i settori in cui vengono utilizzati. Per esempio, nell’ambito dell’agricoltura basterebbe cercare di migliorare le condizioni di stabulazione degli animali destinati all’alimentazione umana e eliminare del tutto l’uso degli antibiotici sostituendoli con composti che non abbiano nessun
tipo di conseguenza nella diffusione delle resistenze. Sicuramente, si dovrebbe incentivare la ricerca di nuovi antibiotici che vadano a colpire in modo innovativo i batteri resistenti; purtroppo, però, questo tipo di ricerche risulta essere abbastanza complesso e spesso e volentieri non viene per niente sostenuto dall’industria farmaceutica, dato che gli introiti da esso provenienti non sono poi così rilevanti da giustificarne il finanziamento. Il “Dio Denaro” in questo caso la fa da padrone! Nel nostro piccolo, però, anche noi possiamo fare qualcosa cercando di comprendere quando è bene utilizzare un antibiotico e quando no, visto che nel momento in cui ci troviamo a fronteggiare uno dei
malanni più comuni, ossia l’influenza, l’uso di un antibiotico è del tutto erroneo. Il perché è semplicemente spiegato dal fatto che un’influenza non è causata da un batterio, bensì da un virus! Guardate l’immagine successiva…

farmaco-resistenza

 

Quelli che sembrano delle “sfere con dei pungiglioni” sono dei virus, mentre quei “bastoncini” sono dei batteri. Ora, senza dover scendere nel dettaglio della loro struttura, vedete bene che sono due entità completamente diverse fra loro e che non hanno veramente nulla in comune, anche perché i virus, forse vi sorprenderà, non vengono neanche descritti come degli esseri viventi, dato che mancano di una delle proprietà fondamentali per essere definiti tali, ossia la capacità di riprodursi autonomamente.
Dopo tutto questo lungo discorso, però, c’è ancora qualcosa che personalmente mi sto chiedendo: la Sig.ra Maria sarà in grado di non seguire il malaugurato consiglio del medico o il suo istinto innato di proteggere suo figlio e di non somministrargli un antibiotico per guarire dalla “terribile” influenza o si lascerà tentare ancora una volta? Io credo la seconda…

 

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