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L’estinzione di una specie: come accade

Estinzione di una specie: quando uomo e ambiente collaborano per la scomparsa di un gruppo di organismi

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Dopo il precedente articolo che ci ha permesso di comprendere come una specie animale possa nascere nel corso dell’evoluzione (articolo), in questo secondo articolo di una piccola serie, che ho pensato di comporre con un totale di quattro articoli, vediamo come l’ambiente e la mano di noi esseri umani possano coadiuvarsi nel causare la scomparsa di una specie di esseri viventi. Alla base di questo processo vi è sicuramente un cambiamento delle condizioni ambientali, che può essere dovuto a modifiche periodiche che possono avvenire in natura oppure per l’intervento dell’uomo; in ogni caso, però, questo da solo non è sufficiente a provocare l’estinzione della specie (a patto che non sia un evento catastrofico), in quanto è necessario che si verifichi anche qualcos’altro che riguarda la specie stessa in maniera più intima e interna.

I fattori alla base dell’estinzione di una specie

Quali sono quindi i fattori che rappresentano la concausa nella scomparsa di una specie?

  • Iperspecializzazione: è un meccanismo tramite il quale un gruppo di viventi si specializza nel vivere in determinate condizioni ambientali o nel seguire un ben determinato tipo di alimenta-zione. In prima analisi, questo potrebbe sembrare qualcosa di positivo perché porta ad un van-taggio evidente nel breve termine; se, però, analizziamo la situazione in maniera più ampia, l’iperspecializzazione è destinata a portare alla completa scomparsa della popolazione nel caso in cui, per esempio, l’unica fonte di cibo venga a mancare. Tale processo si trova alla base della possibile estinzione di una delle specie più amate da noi esseri umani e che è diventato anche il simbolo dell’organizzazione WWF, Ailuropodamelanoleuca (panda gigante). Questo animale, purtroppo, si è “iperspecializzato” a un tipo di alimentazione basata esclusivamente sul bambù, una particolarità che potrà costargli molto cara.

  • Distribuzione localizzata: la specie si localizza in un habitat geografico molto ristretto. In questo caso, è facile comprendere che se quell’habitat dovesse venir meno, anche la specie che ha posizionato in quel luogo la propria dimora scomparirebbe con esso portando quindi alla sua estinzione. È il caso del topo Maya (Peromyscusmayensis) che vive solamente su una cima isolata del Guatemala occidentale.
  • Ridotta variabilità genetica: le differenze presenti nel genotipo (insieme dei geni di un organismo) degli individui di una popolazione rappresentano un grande vantaggio per adattarsi a condizioni ambientali variabili, dato che aumentano la percentuale di soggetti della popo-lazione che possono sopravvivere ad un eventuale cambiamento ambientale e raggiungere comunque l’età riproduttiva, così da permettere la sopravvivenza della specie. In termine tecnico, un’elevata variabilità genetica nella popolazione aumenta la fitness riproduttiva della popolazione stessa; viceversa, se una popolazione ha poca variabilità genetica tra i membri di cui è composta, tenderà più facilmente a estinguersi in seguito a un cambiamento ambientale. In questo caso, un buon esempio è rappresentato dal ghepardo (Acinonyxjubatus), il quale è seriamente a rischio di estinzione a causa della ridotta variabilità genetica presente fra i membri della popolazione. Secondo gli studiosi, questa è a sua volta il risultato di un altro effetto che ha colpito la popolazione di felini, noto come effetto collo di bottiglia, a causa del quale un evento catastrofico porta alla riduzione del numero degli individui della popolazione che è accompagnata dalla riduzione della variabilità genetica.

In cosa consiste il cambiamento ambientale alla base dell’estinzione di una specie?

Abbiamo appena descritto quelle che sono le caratteristiche che una popolazione deve possedere per essere esposta al rischio estinzione, ma alla base di questo disastroso processo, causa di danni negli ecosistemi di cui la popolazione fa parte, ci deve essere un cambiamento ambientale. Tale cambiamento può essere dovuto al caso o, nella maggior parte dei casi, all’intervento dell’uomo. Vediamo nel dettaglio in cosa può consistere:

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  • Perdita o frammentazione di un habitat: questo processo è causato nella maggior parte dei casi dall’intervento dell’uomo che per motivi legati all’ampliamento delle aree urbane, all’agricoltura o alla ricerca di nuove riserve di materie prime porta alla distruzione di alcuni habitat, causando la riduzione delle fonti di cibo e acqua e mettendo a serio pericolo la soprav-vivenza delle specie che li abitano.


    Anche la frammentazione di un habitat porta con sé delle gravi conseguenze, visto che causa un danno verso le grandi popolazioni che hanno bisogno di vaste aree su cui muoversi, ne riducono la varietà del pool genetico e ne aumentano il rischio di predazione. Una delle possibili soluzioni viene dall’Australia, dove hanno pensato di collegare gli habitat frammentati dalla presenza di grandi coltivazioni per mezzo di corridoi naturali che garantiscono una continuità tra i vari frammenti e permettono ai vari organismi di condurre la propria vita.

  • Contaminazione ambientale: qui l’unico protagonista è sicuramente l’uomo che introducendo sostanze tossiche, o in qualche modo pericolose per gli organismi che abitano un determinato ambiente, può causarne la morte diretta oppure una riduzione della loro capacità di sopravvi-venza. In questo senso, quindi, le politiche e le direttive che cercano di combattere il fenomeno dell’inquinamento potrebbero essere molto utili per limitare il problema.
  • Presenza di specie non autoctone: l’introduzione di nuove specie in un habitat può in-fluenzare enormemente la sopravvivenza delle altre specie presenti, in quanto possono esporle a fenomeni di parassitismo, dove la nuova specie vive danneggiandone un’altra, competizione, dove si instaura una gara per le stesse risorse, o predazione, dove una specie può diventare la fonte di cibo di un’altra. Per comprendere l’entità di questo processo, vi siete chiesti come mai quest’anno ci sia stata una enorme diffusione di questa nuove specie di cimice proveniente dall’Asia? Il problema è legato principalmente al fatto che avendo introdotto una nuova specie nel nostro ecosistema mancano ancora dei competitori o dei predatori naturali; questo ha portato all’estrema facilità di diffusione. Le cimici, però, rappresentano un semplice esempio per comprendere come l’introduzione di una specie in un habitat è un evento che deve essere regolato in maniera molto precisa perché non si può mai sapere a che conseguenza potrebbe portare nelle popolazioni che abitano quell’ambiente.
  • Prelievi eccessivi e sfruttamento commerciale: lo sfruttamento eccessivo delle foreste, la pe-sca incontrollata, il commercio illegale di animali, il bracconaggio… sono solo alcuni degli e-sempi di come l’uomo molte volte non riesca a ragionare a lungo termine e in senso più ampio su quelle che potrebbero essere le conseguenze delle proprie azioni. Infatti, la riduzione della biodiversità causata da queste pratiche umane,a lungo andare, metterà a rischio la sopravvivenza della nostra specie e del nostro pianeta, in senso più generale. Fortunatamente, diversi governi hanno emanato delle leggi che mirano a bloccare la maggior parte di queste pratiche, ad esempio sospendendo le attività di pesca o caccia di determinate speciein certi periodi dell’anno così da bloccarne, o almeno rallentarne, il processo di estinzione.

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Stiamo assistendo a una grande estinzione di massa?

Il tema dell’estinzione delle specie fa parte di quelle tematiche che sono attualmente dibattute in ambito scientifico, perché da un lato abbiamo chi sostiene che non sia possibile prevedere i tassi di estinzione futuri, mentre dall’altro abbiamo coloro che ci mettono in guardia sugli effetti della possibile perdita di gran parte della biodiversità presente sul nostro pianeta. Purtroppo, però, è innegabile che le specie si stiano attualmente estinguendo ad un tasso di gran lunga maggiore rispetto a quello previsto dal normale decorso degli eventi. Infatti, il processo di estinzione avviene naturalmente tra i vari organismi, ma dati recenti dimostrano come, se prendiamo in considerazione le specie di uccelli, il tasso di normale estinzione avrebbe previsto la scomparsa di solamente due specie dal 1800 fino ad oggi; in realtà, negli ultimi 200 anni circa, si sono estinte fino a 106 popolazioni di uccelli, un numero di gran lunga superiore rispetto a quello preventivato.

Tirando un attimo le somme, quindi, il mio consiglio è di valutare sempre con estrema accuratezza quelle che sono le nostre scelte quotidiane, perché anche la più piccola e semplice delle nostre azioni potrebbe avere delle conseguenze negative per il nostro ambiente e per i nostri compagni di viaggio di quella lunga storia che rappresenta il pianeta Terra. Solo cambiando tutti le nostre abitudini quotidiane potremo realmente avere un impatto significativo per la salvaguardia della biodiversità e dell’ambiente, perché, soprattutto in questo periodo, non possiamo aspettare che qualcuno si muova al posto nostro e ci dica quello che è più giusto fare.

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