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Le disabilità nella storia: un passaggio da un’ottica di mancanza a una di possibilità

Le disabilità nella storia

Oggi parlare di disabili e delle loro problematiche è diventato quasi normale. L’integrazione sta facendo sempre più passi da gigante. Però ancora non basta e le discriminazioni nei confronti dei più deboli sono ancora molte. Siccome rimane ancora da fare, è giusto anche guardarsi indietro e capire come l’uomo si sia evoluto nel tempo nell’affrontare queste situazioni.

Le tracce storiche partendo dalla memoria: come la situazione di disagio è passata da un’ottica di mancanza a una di possibilità. Per trovare tracce storiche, il primo passo è cercare i luoghi concettuali della memoria.

Le disabilità nel Medioevo: malattia ed emarginazione

Durante il Medioevo, le persone con disabilità erano ritenute infettive e, quindi, emarginate fuori dalla comunità sociale. Alla fine di questo lungo e complesso periodo, si considera, oltre all’ aspetto fisico, anche quello psichico alimentando l’idea di mostruosità nello spazio dell’immaginazione.
L’idea di follia approda, tra il 1600 e il 1700, a quella di “idiozia e pazzia” per cui vengono scacciati e internati nelle carceri dopo una sommaria e discutibile diagnosi data non solo dal medico ma dal giudice sulla base del visibile: un errore etico , una punizione divina per i peccatori da vivere in internamento.
L’ importante svolta culturale del 1600 e la fiducia nella ragione porta a comprendere e a voler risolvere i problemi: l’anormale conserva la sua dignità. Si incomincia a considerare la persona e non più unicamente la sua disabilità.

La svolta nel 1700: la disabilità diviene un aspetto medico valutabile

La svolta arriva nel XVIII secolo quando nel rispetto della dignità della persona, il concetto di anomalia diventa un aspetto medico valutabile da chi è pertinente in materia.
Un primo ambito di intervento è legato a un deficit sensoriale, per esempio quello dei sordomuti, che considerano sia le differenze individuali che le cause e le implicazioni educative e sociali solo alla fine del secolo 1700; dando priorità all’esperienza e all’ambiente, si comincia a fare pedagogia attiva, entrando in relazione con le persone con disabilità. L’azione educativa diventa allora strumento di libertà.

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