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La disabilità come interazione tra persone e barriere

Proseguiamo la nostra analisi della disabilità nei contesti pedagogico e, di conseguenza,  scolastico. Nell’articolo che segue si analizza una definizione della disabilità che va oltre la patologia e si estende alle interazioni tra persone e barriere comportamentali e ambientatali.

La disabilità è la condizione permanente o temporanea che vive una persona e non è da confondere con la persona stessa.

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La classificazione internazionale del funzionamento della disabilità e della salute ha definito la disabilità non unicamente come patologia ma come risultato di un’ interazione tra persone e barriere comportamentali e ambientali. Di questo si fa riferimento agli articoli precedenti.

Si vuole qui, ora, riflettere sulle importanti conseguenze che questa definizione della complessità della disabilità ha avuto nella scuola.

La persona non coincide con la sua disabilità: il grande cambiamento culturale intercorso negli ultimi anni ha valorizzato la condizione umana, enfatizzando la possibilità che essa ha di sperimentare e non le mancanze che caratterizzano la sua salute. La differenza non è sottile, anzi, è enorme: partire da una diagnosi della funzioni corporee di chi vive una menomazione, capire le limitazioni alle attività che possono svolgere tenendo conto dei fattori ambientali personali che la condizionano vuol dire poter arrivare a comprendere che sono solo diverse le abilità. Creare un linguaggio comune tra insegnanti, medici, famiglie è importantissimo per considerare chi vive con un handicap come portatori di novità e di risorse.

La scuola come laboratorio di vita per trovare spazi di crescita, di relazione e strategie utili per vivere un progetto di vita

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La scuola è passata, negli ultimi anni, a una nuova prospettiva nel presentare, come prassi burocratica di ogni inizio anno, non più programmi ma programmazioni, per valorizzare il concetto di strategia, di un percorso non rigido ma perfezionabile in itinere. Questo proprio per uscire dalla scuola delle conoscenze ed entrare in quella delle competenze. Queste devono mettere in primo piano non tanto i contenuti, ma le strategie perché questi siano acquisiti dai ragazzi tenendo conto delle loro capacità e possibilità. Insomma, delle loro competenze che diventano insieme fine e strumento dell’apprendimento. In quest’ottica è cambiata anche la valutazione: non è più quantitativa ma qualitativa in quanto tiene conto di talento, personalità, creatività, capacità di ciascun alunno.

Per poter conseguire obiettivi di apprendimento consoni alle potenzialità del bambino, la scuola diventa luogo di apprendimento di competenze

Il cambiamento coinvolge ancora di più i ragazzi con disabilità. Per questo l’OMS le ha classificate distinguendo disabilità motorie, che limitano la funzione motoria; sensoriali, che colpiscono quelle percettive, uditive e visive; mentali, che indicano un deficit intellettivo.

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