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Costruire l’autostima a scuola

Costruire l'autostima a scuola. Comprendere i bisogni, comprendere un testo. Una guida per insegnanti e genitori

Costruire l’autostima a scuola : comprendere i bisogni, comprendere un testo

Lo studio, se compiuto in condizioni che corrispondano a una scelta liberamente voluta e a una inclinazione personale, può avere effetti positivi sulla personalità. Diventa lo strumento per crescere, il fattore di equilibrio psicologico, il potenziale per diventare adulti in grado di affrontare quell’avventura difficile ma meravigliosa che è la vita.

Purtroppo oggi, forse per la facile fragilità dei giovani, o per un mondo più attento alle apparenze e incapace di “guardare oltre”, o per una realtà scolastica incapace di gestire un cambiamento significativo nel suo sistema, i giovani vivono la scuola come un ostacolo da aggirare.

Tante realtà scolastiche accolgono giovani demotivati, che vivono la scuola come fonte di frustrazione e non come opportunità. I loro insuccessi scolastici sono dovuti sicuramente a un inadeguato modo di impegnarsi e a scelte sbagliate che non rappresentano le loro capacità reali ma, purtroppo, sono anche responsabilità di docenti che, trattandoli come numeri e non come giovani con personali capacità, attitudini e potenzialità, mortificano il loro fallimento etichettandolo come scarso quoziente intellettivo. Docenti che non rivedono il loro agire per motivare i ragazzi all’apprendimento.

Il lavoro per ricostruire la loro autostima è lungo, difficile e richiede fatica emotiva e grande determinazione: credere nelle loro capacità e farci credere loro è un insegnamento che corre parallelo ai contenuti didattici che devono essere compresi.

Il focus relazionale dovrebbe, dunque,essere il centro dell’ agire didattico: credere nei bisogni speciali del singolo offre un’opportunità di crescita ai ragazzi e permette ai docenti un arricchimento umano. Istituire con loro la disposizione all’ascolto, alla comunicazione, alla fiducia, credere nella loro intelligenza emotiva credo sia il primo passo per far ritrovare una seria automotivazione e capacità di studio.

Emozioni come motivatori immediati di azioni: saperle cogliere, rispettarle, creare empatia si concretizzano in un lavoro per e con loro quale deve essere l’insegnamento.

Un buon insegnante non è colui che sa solo insegnare la sua materia, ma colui che insegna ad affrontare la vita. Istituire una relazione con i ragazzi vuol dire dar loro fiducia, accompagnarli con un sorriso nei momenti difficili della loro crescita; esserci quando si abbassa l’autostima e aumenta il loro malessere. Trovare il modo non di far loro dimenticare quanto di ridimensionare e affrontare anche le difficili esperienze della vita (le “cose brutte” dicono loro), coinvolgendoli nella storia, nella letteratura, nelle regole grammaticali, nella punteggiatura, nella lettura, nella scrittura …. Creare ed evidenziare i legami con il loro mondo e le loro esigenze è una competenza che il docente deve sapersi assumere. Quello di insegnante è un lavoro in via di professionalizzazione: avere in mano giovani vite da plasmare, da formare, da indirizzare e da far crescere è una responsabilità che va presa con grande consapevolezza: insegnare non è un lavoro che si improvvisa, è una scelta di vita se vuole essere significativo. Credo che la scuola ancora possa credere e investire nei ragazzi, che debba diventare l’esperienza che forse non permetterà loro di cambiare il mondo o risolvere l’immagine attuale del nostro paese ma, sicuramente, che possa essere il punto di partenza dal quale incominciare per credere nel futuro e non esserne spaventati.

La scuola sta cercando di cambiare, pur con mille difficoltà e sbagli, per mettere l’alunno al centro del percorso educativo. L’attenzione ai suoi bisogni ma, soprattutto, alle sue competenze da cui partire per apprendere, è il grande cambiamento necessario perché la scuola diventi un’opportunità di vita e non un dovuto passaggio da scontare per diventare grandi.

 

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