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Cos’è la saggezza? Esiste ancora?

Cos'è la saggezza? Esiste ancora?

Cos’è la saggezza?

Una radicata convinzione ci dice che la saggezza ha i capelli bianchi: solo una lunga (ma proprio lunga) pratica con i dolori e le gioie della vita ci restituiscono un “sapere” distillato di ciò che è bene e male nell’esistenza. Di quel che in ogni momento è “più opportuno fare”. Il tempo secondo questa visione è un ingrediente indispensabile per cucinare per bene la saggezza. Una concezione che esiste anche sul lavoro, questa volta chiamata “esperienza”. Se mai ha ancora un senso…

Personalmente ho una idea diversa. Conosco coetanei che si arrabbiano per un sorpasso, che non si sentono nessuno senza la leggera “ciucca” del fine settimana, rincorrono a perdifiato l’ultimo gioiello tecnologico come se fosse il cuore della loro identità. E che non sanno tacere di un complimento o una lusinga un po’ maschilista con una donna attraente vicina. Sempre più vicina della moglie, ovviamente. Parlo di maschietti. Ma anche il campo femminile è rigoglioso…..

Ci sono comportamenti che mi stupiscono, profondamente. Soprattutto quando sono reiterati. Dissonanti con l’età. E non ditemi che certe dissonanze son positive espressioni di una gioventù non ancora affievolita dal tempo.

 

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Banalizzando, credo che la saggezza nasca dal saper evitare una “seconda volta”.

Riflettere è il primo requisito: sul treno della vita è guardare costantemente fuori dal finestrino, attenti a quello che ci passa davanti. Cos’è la saggezza? E’ guardarsi intorno. Non lasciarsi scivolare via ogni cosa. Imparare dalle proprie esperienze. Riflettendoci sopra appunto. Non è il tempo che insegna, ma l’uso che facciamo del nostro tempo, quanto siamo “in presa diretta” con ciò che ci circonda. O solo spettatori. Guardo i giovani di oggi: dannatamente concentrati sul quella piccola piastrella elettronica. Distratti spettatori dello scenario circostante. Una battuta illuminante di un amico: “Ho portato mio figlio adolescente a fare un giro turistico per Roma. Lui era preoccupato solo di sapere quando avrebbe potuto rientrare in albergo e se lì era disponibile il wifi”.

Umiltà di cambiare è secondo requisito. Mettersi in discussione. Quindi riconoscere l’errore. Che non è solo degli altri.

Se dimentichiamo di scrivere ogni giorno una frase nel diario immaginario della nostra vita che ci dica del senso dell’esperienza che viviamo, ci ritroveremo in difficoltà con noi stessi. E a questa età, se il diario è ancora seminuovo, le difficoltà si presenteranno tutte insieme. E il benessere più che realtà, un mito irraggiungibile.

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