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Come raggiungere il benessere personale: l’ascolto di noi stessi

Benessere personale

Dopo tutte queste premesse, da dove cominciare per raggiungere il benessere personale? In questo articolo e nei prossimi cercheremo insieme una risposta al quesito.

Per una volta fate i “Sociologi della domenica”

Non ci crederete, ma fate anche voi come me per una volta i “sociologi della domenica”. Quando amici, conoscenti, colleghi, vi racconteranno di essere passati attraverso una esperienza di benessere fra sassi caldi, petali, unguenti, suoni, cuscini, luci soffuse, acque tiepide, carezze, massaggi, corsi, viaggi, il commento finale era sempre lo stesso: si sono stato/a veramente bene, sono uscito/a che mi sentivo un altro (o un’altra..), ci voleva proprio.

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Il benessere non è un prodotto di consumo

Non mostratevi soddisfatti della risposta, quasi seriale e scontata, ma incalzate: e adesso come stai, come ti senti? La risposta sarà un moto di stupore e di sorpresa: che cosa vuoi dire? Personalmente alla riproposta della mia domanda ho ricevuto qualche stizza, qualche tentativo di fuga, risposte appena abbozzate: ma si, sto bene… . A quel punto mi piace precisare la mia domanda: del tuo star bene ora, che cosa è rimasto di quel momento? Dopo l’iniziale pausa, l’outing rivelatore: in quei posti bisognerebbe andarci regolarmente, ma come si fa, e la parola è accompagnata dallo sfregare fra loro pollice e indice, con le altre dita nascoste nel palmo… .  Insomma, l’implicita premessa è che il benessere sia un prodotto di consumo, un servizio ad alto valore aggiunto certamente, che però rimane sempre un “oggetto” che deperisce rapidamente e che periodicamente va rinnovato per mantenerne inalterato l’effetto.

Il benessere personale richiede impegno

Purtroppo, non è così. il benessere non è a portata di mano. Incontrare il benessere personale richiede impegno, dedizione, coraggio. Non lasciamoci fuorviare dalla pubblicità che ci offre località, massaggi, trattamenti come veicoli dello “star bene”, a portata di mano, fruibili in ogni momento. Come se il benessere bastasse comperarlo, come un normale prodotto. Non è così, purtroppo. Non è così. Il benessere è dentro di noi, è lì che va trovato, scoperto, coltivato. E quindi il primo passo è mettere il caschetto, prendere una buona corda, una buona lampada e scendere, scendere nella propria anima. Senza fretta, senza paura. E non da soli. Non da soli. Il rischio è che con le prime ombre, abbia il sopravvento la voglia di tornare indietro, o l’inoltrarsi in cunicoli che non portano da nessuna parte ci possano disorientare.

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Dobbiamo porci in ascolto di noi stessi

Fare i conti con noi stessi è il primo passo. Senza drammi, cioè semplicemente ponendosi in ascolto di sé. Ci capita di farlo? Si, no, bo. Quel che è importante, ripeto, è non restare soli. Ma trovare qualcuno disposto ad accompagnarci, pronto a tendere la mano nella difficoltà, a darci la spinta quando serve, a trattenerci se il terreno improvvisamente cede.

Da soli è più difficile affrontare il malessere, in tutte le sue gradazioni. Il malessere è blocco, freno, perdita di possibilità. E’ scarto fra capacità e possibilità. Il più delle volte determinati da una realtà vuota, inadatta a rispondere alle capacità personali, certo. Ma quanto riusciamo a reagire, a prendere le distanze da ciò? Quanto siamo permeabili alla rassegnazione? Da soli siamo molto fragili.

Allora, da dove cominciare, da dove? Da una domanda. Quale?

Seguitemi prima in questa breve digressione. Parto da lontano. Mi piace ricordare una frase di Sandro Pertini: Quando conosco una persona, non gli chiedo che cosa ha fatto, ma dove sta andando. Noi siamo figli della nostra storia, ma non solo. Noi abitiamo nel presente, nell’istante, che è incrocio fra passato e futuro. Il presente è contemporaneamente distacco dal passato e porre un piede nel futuro.

Come valorizzare il presente, cioè la dimensione in cui viviamo?

Il punto è “come valorizzare” cioè dare valore al presente, che è l’ambito in cui viviamo. Senza rendere spazzatura il passato e per dare credibilità al futuro. Il presente è un transito continuo, verso qualcosa che siamo in attesa di realizzare. Eccoci arrivati: la fonte del  benessere personale è lì: il senso che decidiamo di dare alla nostra vita, (va bene la parola “progetto”?), dove la materia prima sono i nostri desideri. E quanto li conosciamo veramente? E quanto oggi la precarietà contribuisce a trasformarli in subdole rinunce? Qual è allora la domanda? Eccola:  banale, all’apparenza sciocca: l’istante che arriva, tra poco, come lo voglio vivere? E’ mio, non di altri, lo decido io. Con la mia storia sono arrivato lì, e adesso? Che cosa è meglio per me per vivere l’istante dopo? Perché il nostro vivere è un susseguirsi di istanti, il senso sta nel collegarli fra loro, lottando perché non sia “l’altro” a fare la scelta.

In ogni risposta è il distillato del nostro “senso”, del nostro progetto. Ogni risposta è un piccolo mattone, piccolo certo, per la costruzione del nostro benessere. Basta cominciare. E non smettere più.

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