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Banda larga e Internet, in Italia situazione a due facce

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L’Italia è ancora divisa: non parliamo solo della storica contrapposizione tra Nord e Sud del Paese, ma dell’accesso alle nuove tecnologie digitali. Se, da un lato, ci sono punte di eccellenza, con regioni dove la diffusione della banda ultra larga è già oltre il 20 per cento della popolazione, dall’altro ci sono dei veri e propri cimiteri digitali.

Sono tante le facce dell’Italia digitale, un Paese che si riscopre ancora in ritardo rispetto alla diffusione della banda ultra larga, ad esempio, ma anche in cui l’offerta per la copertura 4G raggiunge quasi il 90% delle famiglie, mentre ci sono oltre 4000 Comuni, non solo piccolissimi e abitati dal 13% degli italiani, che rientrano nel cosiddetto “cluster D”, ovvero zone che somigliano a veri e propri cimiteri digitali, in cui non è previsto alcun intervento se non nei prossimi anni.

Italia fast mover (ma bisogna continuare a crescere)

 In realtà, il rapporto annuale I-Com (Istituto per la competitività) sulle reti e i servizi di nuova generazione segnala una situazione tutto sommato positiva per il nostro Paese, che viene inserito tra i cosiddetti fast movers, vale a dire le zone che, pur partendo da condizioni di ritardo, nel giro di 5 anni al massimo possono sperare di chiudere il gap con gli Stati più avanzati, sempre che riescano a mantenere un livello di crescita significativamente superiore alla media degli altri Paesi. Dal punto di vista dei numeri, per quanto riguarda il livello di digitalizzazione dell’Italia rispetto alla Ue è da segnalare come fattore positivo l’aumento del 12,7% della copertura 4G, che raggiunge ormai il 90% delle famiglie italiane, dato che pone lo Stivale al di sopra della media europea.

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Altri rallentamenti

A fare da contraltare c’è però la stima sull’incremento della banda ultra larga, che nell’ultimo anno, nonostante l’ingresso in campo di nuovi player come Eolo.it, ha fatto registrare un incremento del 7,6% sul 2015, inferiore rispetto alle performance riscontrate nel resto del Vecchio Continente. Eppure, basta guardarsi intorno per capire come ormai l’accesso a Internet senza limiti e ad alta velocità sia sempre più importante e strategico, sia per il nostro tempo libero che per le attività di business e impresa.

Una vita in Rete

 Correre in Rete, infatti, significa aprirsi a comunicazioni, lavoro e vita: la banda larga e ultra larga (quella che per convenzione consente una navigazione in upload e download dai 30 mega in su) è ormai un alleato indispensabile per chi gestisce un sito web, chi invia file di dimensione pesante o alta definizione, chi interagisce con videoconferenze, chi compra o acquista con l’e-commerce, fino a chi, semplicemente, gioca online o guarda in streaming film, serie tv o eventi sportivi.

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L’indice di maturità digitale

 Per misurare il grado di digitalizzazione nazionale, il think tank di I-com (che ha sede a Roma e Bruxelles) ha elaborato uno specifico indice, denominato Ibi, che valuta la “maturità digitale” degli Stati membri dell’Unione europea sia dal lato domanda (segnalando l’accesso alla banda larga, il ricorso ai servizi online, gli abbonamenti) che sul versante dell’offerta (ovvero copertura del territorio e abitazioni raggiunte). Stefano da Empoli, presidente di I-Com, ha dunque spiegato che “emerge ancora un ritardo significativo dell’Italia rispetto alla media Ue. Tuttavia si evidenzia una dinamica molto interessante: il nostro Paese, infatti, ha registrato una variazione del punteggio Ibi, tra il 2014 e il 2015, pari al 6,5%, quasi il doppio rispetto al tasso medio di crescita della Ue (pari al 3,6%). Dunque, pur essendo ancora molto distante dal tasso di sviluppo digitale dei paesi nordici, l’Italia rientra a pieno titolo tra i cosiddetti paesi fast movers”.

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Cambia l’audiovisivo

 Interessante anche l’analisi sullo sviluppo del mercato audiovisivo connesso e, in particolare, il focus sulla trasformazione dei modelli di business tradizionali indotta dall’ascesa di nuovi player dell’ecosistema digitale; ad oggi, infatti, gli italiani che fruiscono di un’offerta di servizi streaming online sono più di un terzo del popolo connesso (36%) e mediamente utilizzano 2 o 3 device, con una prevalenza di smartphone e tablet. Dai 700 mila utenti di inizio anno, I-Com stima che a fine 2016 gli abbonati a una piattaforma di servizi video on demand supereranno i 2 milioni, con contestuale incremento dei ricavi del comparto, che si attesteranno su una cifra compresa tra i 50 e i 95 milioni di euro.

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