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Avventure sulla ciclabile della Martesana: Presentazioni

Si, credo proprio sia opportuno fare spazio alle presentazioni prima di continuare in questo ciclodiario.  Presentarvi la corte dei miracoli di cui vi racconterò su queste pagine virtuali. E comincio da me: Gino. Lungo la Martesana sono assolutamente riconoscibile: MTB con sospensioni, sellino bello largo, con pure un coprisella in gel  (la prostata è contentissima…), casco coloniale, una bella polo blu, pantaloncini (quelli si) di ordinanza (l’aderenza però mi imbarazza) e via. Niente scarpette apposite, tanto il pedale non scivola via. Mi darete del “fantozzi”, ma non mi interessa. Io son comodo così.

Leonardo il fanatico delle due ruote

C’è poi Leonardo. E’ inconfondibile. Bici super-tecnologica, levigatissima, senza un granello di polvere. Sembra pulita con il sidol. Secondo me la conserva in una teca nel box. Scarpe, maglietta, casco, montatura degli occhiali tutti coordinati nel colore e nel design. Sembra un marziano. La gente si volta quando passa. La sua bici è silenziosissima. Il cambio sussurra appena. Il freno (rigorosamente a disco) solo un impercettibile fruscio. Quando glielo dico, Leonardo, che ha una faccia di pietra, impassibile, accenna un sorriso. Gli fa un enorme piacere evidentemente, se riesco a muovergli i muscoli del viso. Anche lui è uno scalatore della Martesana. Preferisce la ciclabile alla strada, lo sterrato quieto ai sentieri poco battuti. Non ama le lunghe distanze, gli basta la tratta da Milano al ponte di Groppello che conosce a menadito.

Enrico: da quando è andato in pensione vive in bicicletta

Aggiungo Enrico, il marito della Mirella. Scende dalla bici solo per mangiare e dormire. Una passione antica la sua, riscoperta una volta trovatosi in pensione anticipata. E’ la disperazione della Mirella: non c’è mai. Di nascosto ogni tanto gli buca le gomme, per costringerlo a casa, almeno per poco. Lui non se n’è accorto, se la prende con le marche dei copertoni e delle camere d’aria. Ne ha cambiate tante, nessuna è affidabile. Adesso se le fa mandare dal Giappone direttamente (spende uno sproposito), e dice che sono robustissime. Semplicemente la Mirella, rimasta senza risultato, delusa, ha smesso. Parla solo di biciclette. Lunghe chiacchierate con Leonardo, se la intendono. Discettano di freni, cambi, copertoni, telai come due scienziati vicini alla scoperta che cambierà il volto dell’umanità. E la Mirella, dietro di lui, quasi silenziosa. Quasi.

 

 

 

Mirella per lei la bici è un’occasione per socializzare

La Mirella. La moglie di Enrico. Sta per andare in pensione. Non le dai l’età che ha. E’ proprio ben conservata. E lei fa di tutto per conservare bene il suo tesoro. Vuol essere ancora piacente. Soffre un marito che probabilmente (lo dico con pudore) si è dimenticato di avere una moglie. Si è arresa a lui, ma non alla vita. Si capisce ha ancora voglia di sentirsi corteggiata, valorizzata. La sua bici è da supermercato, bianca, con un fiocco rosa sul portapacchi posteriore, sempre fresco e candido. Sceglie sempre colori vistosi per le sue tenute aderentissime.  Se la saluti con garbo, e le fai i complimenti, non ti molla più. E’ capace di seguirti pedalando fino a Roma.

 

 

 

Doroteo misterioso e taciturno

Doroteo. Doroteo e basta. Taciturno, un po’ depressivo. Nessuno sa niente di lui. Né dove vive, né se ha famiglia. Parla con la bicicletta. Una bici da corsa dei tempi di Gimondi credo. I manubri neri come la pece, i freni consunti e molli. La sella ancora di pelle, lucida come specchio. Con i copertoni tassellati non è proprio un bello spettacolo. Non so come abbia fatto. Il cambio ormai in disuso. Intuisco perché va sempre piano. Intollerante al casco perché lo “isola troppo”.

Fiorenza in terna attesa del suo principe azzurro

Fiorenza. E’ la “zitella”. Mingherlina, il suo “sarto” preferito è la decathlon. Stupisce per le energie che conserva. Non si ferma mai, macina chilometri e chilometri come niente. E parla continuamente. Continuamente. Dove lo prenda tutto quel fiato, nessuno lo sa. Probabilmente è convinta che il padreterno si sia dimenticato del suo “principe azzurro”, vive con un insaziabile bisogno di riempire quel vuoto pedalando, pedalando.

Federico il filosofo della compagnia

Si può fare della filosofia intorno alla bicicletta? Federico ci riesce, eccome. Federico è il più anziano che conosco del gruppo. Leonardo, pensando di essere simpatico, lo chiama “il nonno”. E’ quello della “pedalata lenta”. Gira su una vecchia bici sgangherata della Bianchi ancora con i freni a bacchetta che non gli funzionano mai (un incubo!). Litiga con Leonardo che lo prende in giro per il suo vecchio “arnese”. Gli piace l’Adda, soprattutto dopo Vaprio, dove ci sono le centrali idroelettriche. Gli ricordano l’Australia e quando era giovane. Nessuno gli crede.

 

 

 

Se Leonardo è alla fine noioso nel discettare di tecnica ciclistica (ed è aggiornatissimo: secondo me è abbonato a tutte le riviste del settore), Federico ti stimola a pensare “che cosa è la bicicletta per te”. Si lancia in discorsi complicati, forse neppure lui sa che cosa sta dicendo, ma quando ci fermiamo, l’attenzione è tutta per lui. Solo Leonardo borbotta.

L’ho conosciuto mentre armeggiava intorno alla gomma sgonfia della sua “Bianchi” due anni fa. Era convinto che bastasse aggiustarla con la cicca. Aveva la bici capovolta, l’orecchio teso sulla gomma come un medico ti ausculta il cuore. Cercava quel sottile e flebile refolo che la gomma violata non riusciva a trattenere. E masticava con energia il suo magico “mastice”. La scena era di per sé così comica che non potei non fermarmi. Al mio “vuole una mano?” reagì ruvidamente: lo distraevo, gli impedivo di cogliere il respiro della gomma. Aveva un chiodo, piccolo ma visibile, conficcato nel copertone. Con grande imbarazzo e in silenzio (temendo qualche peggiore reazione) glielo indicai. Lui si fermò, capii, e mi guardò malissimo. Stavo per lasciarlo, sempre senza una parola: “Mi può dare una mano?” e da lì è cominciato tutto.

 

Avventure sulla ciclabile della Martesana – 1^ Puntata

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