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L’attività fisica ci aiuta davvero a perdere peso corporeo?

L’attività fisica ci aiuta davvero a perdere peso?

Perdere peso grazie all’attività fisica? Non sembrerebbe così secondo una ricerca universitaria sulla spessa energetica. Entriamo nel dettaglio:

La maggior parte di noi è attualmente convinta che il miglior modo per ridurre il proprio peso corporeo o bruciare quelle fastidiose calorie accumulate in seguito ad una bella abbuffata sia andare a in palestra o fare, tempo permettendo, una bella corsetta. Nuovi studi condotti da Herman Pontzer, antropologo dell’Hunter College di New York che si occupa di comprendere gli aspetti più profondi della spesa energetica di esseri umani e grandi scimmie, sembrerebbero dimostrare che l’attività fisica non sia poi così efficace per tenere sotto controllo il peso corporeo. In questo articolo, vorrei descrivervi i sorprendenti risultati ottenuti da Pontzer durante il suo studio sugli Hazda, una popolazione di raccoglitori e cacciatori della Tanzania settentrionale.

Il metodo di analisi della spesa energetica

 

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Pontzer e i suoi collaboratori hanno vissuto per circa un mese a stretto contatto con la popolazione degli Hazda, i quali presentano uno stile di vita completamente diverso dal nostro, dato che hanno la necessità di procacciarsi qualsiasi fonte di cibo da cui dipende la loro sopravvivenza. In parole povere, rappresentano una sorta di ritorno ad uno stadio evolutivo precedente rispetto al nostro, dove ci aspettiamo che la spesa energetica sia profondamente diversa e il metabolismo si gestisca in maniera differente da come avviene in una popolazione sedentaria come la nostra.

Tuttavia, è ancora troppo presto per parlare. Il gruppo di ricerca, infatti, ha somministrato a una ventina di membri degli Hazda un tipo di acqua molto particolare e costosa arricchita con due isotopi rari, deuterio e ossigeno-18; lo scopo era quello di analizzare la concentrazione di questi isotopi nell’urina dei partecipanti così da calcolare il tasso di produzione di anidride carbonica dei loro corpi e quindi la spesa energetica giornaliera.

Questo approccio, definito dell’acqua doppiamente marcata, è ormai un punto di riferimento nella salute pubblica per poter misurare le calorie bruciate ogni giorno ed è stato dimostrato essere sicuro e affidabile; di conseguenza, i risultati ottenuti nello studio sono altamente validi e dovrebbero farci sorgere alcune domande riguardo le nostre abitudini.

Consumi calorici a confronto

 

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Se prendiamo in considerazione la popolazione degli Hazda, è impossibile negare che la loro vita sia fisicamente pesante; infatti, le donne ogni mattina lasciano le loro capanne in cerca di bacche e piante commestibili, mentre gli uomini si occupano della caccia. Ogni giorno, quindi, la loro vita è caratterizzata da un continuo movimento, da cui dipende anche la loro sopravvivenza; solo la sera, gli abitanti dei villaggi si siedono intorno ad un fuoco per condividere i risultati della giornata.

Questa popolazione, quindi, sembrerebbe confermare quello che i ricercatori che si occupano di salute pubblica ed evoluzione umana hanno sempre pensato, ossia che i nostri antenati cacciatori e raccoglitori consumassero un numero di calorie molto maggiore rispetto ad una persona che passa la maggior parte della sua giornata di fronte ad un computer.

Dai risultati ottenuti allo spettrometro di massa dai campioni di urina degli Hazda conservati in ghiaccio secco, però, si è potuto vedere come la spesa energetica degli abitanti si aggirasse intorno ad un 2600 calorie giornaliere per gli uomini e un 1900 calorie giornaliere per le donne; le stesse degli adulti in Europa e negli Stati Uniti. Anche rielaborando i dati in base al sesso, all’età e alla percentuale di grasso, i risultati ottenuti non cambiano: un Hazda presenta lo stesso consumo calorico di una qualsiasi persona con vita sedentaria.

Com’è possibile tutto ciò? Potrebbe essere la fine del nostro costante desiderio di praticare attività fisica per non accumulare calorie? Proseguiamo con l’analisi di ulteriori studi e traiamo alcune considerazioni riguardo tutti i risultati ottenuti.

Spesa energetica ed attività fisica

L’analisi METS ha esaminato la spesa energetica e l’attività fisica di un campione di circa 300 partecipanti, ai quali sono stati fatti indossare, 24 ore su 24, accelerometri e dispositivi di tracciamento dell’attività fisica ed è stata somministra acqua doppiamente marcata. Da questo studio è emerso che ben poche differenze (circa 200 calorie) sono presenti nella spesa energetica di soggetti moderatamente attivi e soggetti che passano gran parte della loro giornata seduti.

Ma c’è un dato ancora più importante: la spesa energetica a un certo punto smette di aumentare, in quanto gli individui più attivi presentano gli stessi valori di soggetti moderatamente attivi. Questo spiega sia i risultati ottenuti negli studi che hanno coinvolto gli Hazda, ma ci permette anche di sottolineare il fatto che l’attività fisica sembra essere debolmente correlata con il metabolismo corporeo.

Ma come può il corpo adattarsi ai diversi stili di vita mantenendo sempre la stessa spesa energetica? Purtroppo, oggi non c’è ancora una risposta certa a questa domanda, ma solo delle ipotesi. Una delle più accreditate, che io stesso condivido, afferma che il nostro organismo dia spazio a delle attività addizionali riducendo le calorie che vengono spese per attività basali presenti nel nostro corpo, come le attività infiammatorie del sistema immunitario o la produzione di ormoni.

Questo sarebbe anche confermato da studi su animali da laboratorio, dove un aumento dell’attività fisica è strettamente connesso con una riduzione del numero di cicli di ovulazione e un rallentamento nella riparazione dei tessuti. In ogni caso, quello che è stato dimostrato con gli studi a cui ha partecipato Pontzer potrebbe avere delle conseguenze sul nostro modo di concepire lo sviluppo di determinate patologie e sul nostro approccio per quanto riguarda il controllo del peso corporeo, in quanto il fare costantemente attività fisica potrebbe non portare a dei risultati effettivi e visibili.

Considerazioni finali sulla utilità della attività fisica per perdere peso

Come si spiega, alla luce dei risultati ottenuti, il fatto che alcune persone ingrassino o addirittura sviluppino patologie come l’obesità? L’aumento del peso corporeo non sarebbe legato a dei problemi di accidia, ma più che altro all’assunzione di un quantitativo di calorie eccessivo rispetto alle richieste del nostro organismo. Ognuno di noi, infatti, presenta un certo numero di calorie che dovrebbe assumere giornalmente per mantenere costante il proprio peso corporeo che risulta essere indipendente dall’attività fisica effettuata (ricordiamoci, infatti, che il nostro corpo è in grado di compensare, a livello di calorie, le differenze di attività tra un giorno e l’altro); se però questo numero viene oltrepassato, ecco allora che inizia l’aumento del peso corporeo che in ultima analisi potrebbe portare allo sviluppo di patologie metaboliche, come l’obesità.

La costanza nell’attività fisica per cercare di perdere peso corporeo o mantenerlo sotto controllo risulterebbe quindi essere completamente irrilevante se non si è in grado di controllare la propria alimentazione, che rappresenterebbe quindi l’ambito su cui intervenire in prima analisi per ridurre il proprio peso corporeo o evitarne l’aumento. Lungi da me affermare che l’attività fisica sia tempo perso, ma quello che credo, alla luce di tutti gli studi effettuati, è che questa ci serva principalmente per mantenerci in salute e per sviluppare la nostra muscolatura, ma se il nostro obiettivo è quello di regolare il peso allora forse è meglio dirigere il nostro sguardo verso il frigorifero e non verso un tapis-roulant.

 

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