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Appalti, quando arriva il decreto correttivo?

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Il primo decreto correttivo al Codice degli appalti doveva arrivare entro il 19 aprile 2017, ma gli scenari politici mutati non fanno escludere una possibile proroga di questa scadenza. Intanto, si sta provando ad accelerare i tempi per rispondere alle criticità incontrate dalle amministrazioni in questi primi mesi di applicazione delle nuove regole.

Una delle prime grane del governo Gentiloni è quella di risolvere le criticità riscontrate nei primi mesi di applicazione delle nuove norme legate al mondo degli appalti, entrate in vigore verso la metà di aprile 2016 con l’approvazione definitiva del Dlgs 50/2016, come puntualmente raccontato da Appaltitalia, il sito di riferimento sul mondo di bandi e gare pubbliche nel nostro Paese. E di problemi sul tavolo, più o meno importanti, ce ne sono tanti, come il subappalto, le norme sui commissari di gara, la cogenza delle linee guida dell’Anac e l’estensione periodo di riferimento per la qualificazione delle imprese di costruzione.

I tempi per le correzioni. A rendere più complesso ancora lo scenario è il fattore temporale, perché c’è una scadenza ben definita per il varo del primo decreto correttivo al codice degli appalti, ovvero il prossimo 19 aprile; ad ora non è possibile escludere del tutto l’ipotesi di una proroga, ma secondo le ultime notizie questa evenienza sembra perder quota, perché il nuovo Governo italiano intende invece accelerare su questo fronte. In particolare, la cabina di regia creata a Palazzo Chigi avrebbe realizzato un preciso cronoprogramma di tappe che consentirà di arrivare in tempo al traguardo sperato.

L’iter del decreto. I tecnici al lavoro nella commissione, in particolare, vorrebbero presentare il provvedimento nel Consiglio dei ministri a inizio febbraio, per il primo passaggio di un lungo iter che si completa (come già fatto nel caso del nuovo Codice) nei successivi entra giorni in discussione al Consiglio di Stato, alla Conferenza unificata e alle commissioni parlamentari riunite in contemporanea. Ovviamente, c’è da considerare anche la possibilità di parere negativo, che costringe il Governo a rinviare il testo alle commissioni, con ulteriori 15 giorni di tempo. Insomma, soltanto per la parte burocratica sono necessari all’incirca due mesi tra la prima e la seconda approvazione in Consiglio dei ministri.

Le criticità per le amministrazioni pubbliche. Per accelerare i tempi, la cabina di regia ha chiesto informazioni sulle criticità riscontrate direttamente alle amministrazioni locali, che hanno fatto il punto sulle varie difficoltà cui hanno fatto fronte in questi mesi, e in particolare sui nodi del subappalto e sul tetto del 30 per cento legato all’intero importo e terna dei subappaltatori o la discussa estensione del periodo di riferimento per la qualificazione delle imprese di costruzione, ma anche sulle varie difficoltà di interpretazione e sulle linee guida dell’Anac.

Interventi sull’Anac. Proprio sull’Anticorruzione si dovrebbe aprire un tema particolare, perché in molti attendono un parere definitivo sul valore delle linee guida emanate dall’ente presieduto da Raffaele Cantone. Lo stesso ex pm napoletano non nasconde le difficoltà del Codice degli Appalti e, più in generale, del settore in Italia, e dichiara che “sappiamo benissimo che gli appalti sono difficili da gestire”, anche perché spesso si declinano in quelli che vengono visti come lacci e lacciuoli cui si aggiunge, non da ultimo, il fattore dei tempi da rispettare.

Gli appalti? Per Cantone sono da affidare ai robot. Per questo, in una intervista sfogo, il presidente dell’Anac spiega che “si è provato a rispondere con un Codice degli appalti che ha provato a semplificare e snellire. La fretta è una pessima consigliera. Nella preparazione dei grandi eventi ci si è abituati all’idea che tutto possa essere fatto in fretta, con procedure d’urgenza. E questo è un problema”. Eppure, il problema maggiore sembra essere che “non esistono contromisure contro la corruzione. Se non quella di togliere la gestione degli appalti agli uomini e alle loro scelte discrezionali, per affidarle ai robot”. Una battuta ironica e provocatoria, che getta una ulteriore luce grigia su un comparto strategico per l’economia dell’Italia.

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