Sei in

Anzianità: la vecchiaia è una malattia?

L’anzianità è una malattia?

Sei disposto a fare un passo indietro? Vi siete mai sentiti porre questa domanda?

Dopo le quote rosa dovrebbero inventare le “quote grigie”. Perché a 60 anni o giù di lì bisogna farsi da parte? Perché siamo sinonimo di insignificanza? Perché indietro?

Largo ai giovani..

Dobbiamo davvero lasciare la scena?

Questa società ha davvero bisogno di liberarsi della anzianità?

Anzianità e vecchiaia: liberarsi dai luoghi comuni

 

Credo sia opportuno liberarsi dalla rassegnazione, dai luoghi comuni, dai trionfalismi.
La società sta conoscendo un fenomeno del tutto nuovo. Un esercito di risorse, competenze, bisogni tutti da esplorare e da capire. Scoprire una nuova partecipazione alla vita sociale, civica, in una società che sembra improvvisamente a corto di risorse, di ideali, di emozioni.

L’anzianità non è una malattia, è un passaggio fisiologico. Invecchiare tocca a tutti.

Niente scoraggiamento: ma solo il minuscolo coraggio di un passo avanti, dentro una maggior comprensione di questa nuova fase della vita. La vecchiaia è come un viaggio da compiere con gli occhi ben aperti, con la mente libera di immaginare esperienze nuove, per non perdere il filo, il senso, i dettagli dei giorni che passano. Cominciare a curare la nostra salute, che vuole dire prenderla a cuore, essere disponibili, non cadere in depressione per la stanchezza, per lo stress: il problema è sempre mentale.

Affrontare il tempo che rimane con leggerezza

Non lasciamoci tramortire dalle cattive sirene: lasciamo fuori di noi le tante cose inutili, i falsi bisogni e le false certezze. Ne abbiamo il tempo. Se vogliamo accogliere la vecchiaia, non ci rimane altro da fare. Bisogna sgombrare le stanze, buttare via: il tempo che rimane va affrontato con leggerezza. Niente “zaino/armadio”, gonfio, pesante, ingombrante nel nostro cammino di vita. Solo una borsa, che le nostre energie sanno poter padroneggiare, con l’essenziale.

 

 

Gli anni dietro le spalle ci hanno insegnato ciò che veramente serve e che cosa no. E abbiamo davanti, lungo il nostro cammino, tanti viandanti che incontreremo, piegati dall’oneroso equipaggiamento, che ci chiederanno stupiti del nostro esiguo bagaglio. E lì, altro che passo indietro! Racconteremo del nostro passo avanti, di quello che la nostra vita ci ha dato e che può essere dono per chi ci ascolta. Per portarli là dove loro non sono ancora arrivati, o dove la loro immaginazione non si è ancora prodigata.

Stupiteli: la vostra è come la borsa di Mary Poppins.

Condividi su

Post Correlati