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Alternanza scuola lavoro: una nuova modalità di collegamento tra i due settori

Alternanza scuola lavoro un valido strumento per la crescita degli studenti

Alternanza scuola lavoro: una nuova modalità di collegamento tra scuola e mondo del lavoro

Alternanza scuola lavoro consiste nella realizzazione di percorsi progettati, attuati, verificati e valutati sotto la responsabilità dell’istituzione scolastica o formativa, sulla base di apposite convezioni con le imprese, con le rispettive associazioni di rappresentanza, con le camere di commercio, industria, artigianato e agricoltura, con gli enti pubblici e privati, disponibili ad accogliere studenti per periodi di apprendimento in situazione lavorativa, che non costituiscono rapporto individuale di lavoro art. 4 del D.Lgs. 15 aprile 2005, n.77. La Buona Scuola ha voluto fortemente introdurre questo percorso di avvicinamento tra scuola e mondo del lavoro, per concretizzare il nuovo orientamento didattico che valorizza le competenze dei ragazzi, più che le loro conoscenze. Vivere concretamente, dunque, un’esperienza lavorativa, permette ai nostri giovani più che di verificare che quanto appreso a scuola sia fruibile nella concretezza della vita, di misurarsi con un ambiente estraneo, quello con cui dovranno confrontarsi una volta lasciati i banchi di scuola.

Il bilancio: un anno di alternanza per 652 mila ragazzi di istituti tecnici, professionali e licei

Oltre seicento cinquantaduemila studenti del triennio delle superiori vivranno quest’anno il progetto di alternanza: 400 ore per gli studenti provenienti dagli istituti tecnici e professionali, 200 ore per i licei. La formazione in azienda è sostenuta da cento milioni di euro che ogni anno vengono destinati a questo progetto: oltre centocinquanta mila imprese, tra aziende, enti, uffici, piccole o micro imprese, onlus, fabbriche accoglieranno anche quest’anno i ragazzi di tutte le regioni italiane.
Essendo l’alternanza scuola a tutti gli effetti, deve essere fatta bene, per cui entro fine anno gli studenti avranno la Carta dei Diritti e dei Doveri che servirà come bussola per orientarsi nella giungla di queste offerte. Questi i numeri di un bilancio ad oggi: 652.641 studenti coinvolti, di cui 455.062 delle classi terze; 4.968 le scuole coinvolte, il 96 % del totale; 29.437 i percorsi attivi, il 154% in più rispetto l’anno scolastico 2014-2015. Ancora più importante l’obiettivo che il governo si è prefissato: raggiungere i 1.150.000 per l’anno 2016-2017 e 1.500.000 per il 2017-2018.

Salario e tutele chiesti dagli studenti per l’alternanza? Non è un lavoro, ma un’opportunità di crescita per affrontare la vita

I ragazzi vivono questa esperienza in modo molto positivo perché l’impatto col mondo del lavoro è importante: devono mettere in pratica le regole che, imposte a scuola, sembravano solo fini a se stesse e non a un vivere civile; devono coordinarsi, rispettare regole e scadenze, questa volta non per compiacere i docenti come pensano sempre, ma perché il loro lavoro non rallenti quello dei loro colleghi temporanei. Imparano ad avere maggiore fiducia in loro stessi, a relazionarsi con adulti e con il pubblico, a misurare le loro capacità. Gli studenti, però, chiedono anche “salario e tutele” perché l’alternanza fornisce studenti a basso costo che spesso svolgono le mansioni di un lavoratore dipendente. Ma questo fa parte della visione a senso unico dei ragazzi, abituati a volere tutto, magari dando poco e senza mettersi in gioco. L’alternanza non deve perdere i connotati di un’esperienza scolastica, seppur in un ambiente diverso: non è un lavoro, non si deve dimenticare. E’ un’opportunità di crescita, di apprendere e forse di rivalutare quello su cui a scuola tanto si insiste in termini di apprendimento e di comportamento, per capire che la loro preparazione non arricchisce i docenti, ma semplicemente dà loro quegli strumenti per affrontare la Vita.

Compito della scuola fornire maggiore riflessione sull’argomento

Ecco che allora la scuola dovrebbe però fornire maggiore riflessione sulle ore di scuola- lavoro perché non rischino di diventare, per giovani spesso demotivati, solo come ore di scuola saltate. Le valutazioni finali date dalle aziende ospitanti, le relazioni che vengono chieste a loro da docenti smaniosi di valutare invece che di riflettere e far riflettere dovrebbero confluire in una percorso di crescita riflessivo. Solo così l’alternanza non rischia di diventare un parcheggio temporaneo ma un incentivo per crescere.

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